Consulente scagiona Silvio: "Mai pagato Mills"

La superesperta nominata dalla Procura smentisce la tesi dei pm: nei
documenti contabili non c’è traccia di denaro dato al legale inglese

Milano - I vecchi avvocati dicono che se un giudice tratta male il pubblico ministero durante il processo, vuol dire che ha già deciso di dargli ragione al momento della sentenza. Se il teorema è esatto, allora Fabio De Pasquale può dormire tra due guanciali: perché raramente si è visto un pubblico ministero incassare una serie di bacchettate come quelle che il giudice del processo Mills, Francesca Vitale, riserva al rappresentante della pubblica accusa. Già le scorse udienze avevano fornito degli assaggi eloquenti. Ieri, per la prima volta, l’imputato Silvio Berlusconi è presenta in aula. E anche alla presenza del capo del governo, la dottoressa Vitale continua imperterrita a zittire De Pasquale, a definire «un teatrino» le sue discussioni con i difensori, a respingere una dopo l’altra le sue argomentazioni con toni che lasciano poco spazio al garbo tra colleghi. Niccolò Ghedini e Piero Longo, legali del Cavaliere, gongolano.

Ma i difensori del premier ieri apparivano soddisfatti anche per ragioni che appartengono più direttamente al tema del processo: ovvero alla ricostruzione dei seicentomila dollari che a metà degli anni Novanta finirono nelle tasche dell’avvocato David Mills, gestore dei conti off-shore della Fininvest e poi testimone nei primi processi a Berlusconi. Mills ha dichiarato che gli vennero versati dalla Fininvest per ringraziarlo dei suoi tricky corners, le sue reticenze durante gli interrogatori. Poi si è rimangiato tutto, come ha ricordato ieri Berlusconi a bordo ring. Così tutto il processo si è ridotto a un’estenuante ricostruzione della genesi di quei quattrini, rimbalzati tra hedge fund, conti cifrati, banche qua e là. La Procura ha affidato la sua ricostruzione a una superesperta di bilanci, Gabriella Chersicla di Kpmg. Ed è la Chersicla che ieri, durante il controinterrogatorio da parte dei legali del premier, ammette: nella documentazione che ho esaminato non ci sono conti, trust o fondi riferibili né a Silvio Berlusconi né a Carlo Bernasconi, il dirigente Fininvest, morto nel 2001, che teneva i rapporti con Mills.

Non è un disastro per la Procura, che resta aggrappata come prova principe alla confessione di Mills: ma è un passaggio che potrebbe avere un suo peso nella decisione dei giudici. E infatti De Pasquale cerca, anche stavolta senza successo, di opporsi alla domanda dei difensori. Ma, più in generale, la sensazione che stanno dando queste udienze è quella di una Procura che per evitare che il processo venga inghiottito dalla prescrizione, cerca di accorciare i tempi il più possibile, mentre invece il tribunale si prende i suoi tempi, con l’aria di chi vuole capire bene come sono andate le cose. Succede anche ieri, quando De Pasquale si oppone alla citazione di un altro teste, un tizio inglese che potrebbe spiegare i rapporti di Mills con altri suoi clienti, la famiglia Marcucci. Testimonianza ammessa, altro tempo che passa, prescrizione che si avvicina.