Consulenti fiscali aiutavano a "evadere"

Un laboratorio per l’ingegneria dell’evasione fiscale. Una galassia di società senza personale, mobili, computer, sede legale. Un «sistema di consulenza integrate», a leggere il logo della Mythos Arké spa, uno dei più importanti gruppi milanesi di advisoring con uffici nella Torre Velasca. In realtà, una rete di oltre mille e 200 società utilizzate - secondo gli inquirenti - per creare prodotti fiscali che consentivano ai clienti di evadere il fisco, in cambio di una percentuale sull’imponibile sottratto all’Erario. E in pochi anni, il sistema avrebbe tolto alle casse pubbliche circa 600 milioni di euro. Un meccanismo che ha portato all’arresto di quattro «professionisti» della Mythos, con l’accusa a vario titolo di associazione a delinquere ai fini di frodi fiscali, corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, emissione ed annotazione di fatture false, presentazione di dichiarazioni fiscali fraudolenti, e alla denuncia a piede libero di altre 30 persone. Per lo più imprenditori attirati dalla possibilità di taglio netto della pressione fiscale.
Il meccanismo, scoperto dai militari del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, prevedeva benefici per tutti. La Mythos, infatti, avrebbe chiesto ai propri clienti un compenso pari al 14 per cento dell’imponibile «sterilizzato» dalle tasse, contro un carico fiscale medio del 37 per cento che le società avrebbero dovuto versare allo Stato. E se la rete di società garantiva un giro finanziario tale da evadere le imposte e di ottenere rimborsi per milioni di euro, il gruppo poteva contare anche su efficaci «collaborazioni» all’Agenzia delle Entrate e all’Esatri. Proprio in via Moscova, infatti, già nel 2005 uno degli arrestati era stato fermato per una tangente di quasi 50mila euro che sarebbe servita per ricevere informazioni riservate ed evitare controlli fiscali. Tre anni dopo, la scena si ripete nella società di riscossione dei tributi. Scrive il gip Antonio Corte nell’ordinanza di custodia cautelare che dalle indagini sulle «plurime condotte illecite compiute in seno alla Agenzia delle entrate» è emerso «un filo rosso che lega l’istituzione pubblica al gruppo Mythos», e se «la corruzione costituisce una tipica modalità di procedere della Mythos», è anche «altamente probabile che le ipotesi corruttive siano molto più numerose e di maggiore consistenza rispetto a quelle effettivamente appurate». Il primo, dunque, quello di tre anni fa in via Moscova. Il secondo, relativo a un dipendente dell’Esatri, che - in cambio di orologi di valore e «cadeau» per decine di migliaia di euro - si adoperava per accelerare le pratiche di rimborso per la Mythos.