Consulenze, cancro degli enti locali

Condanne di risarcimento per 78,5 milioni di euro e tempi più rapidi per la fissazione dei giudizi. Sono i dati più rilevanti della relazione del presidente della Corte dei Conti del Lazio Salvatore Nottola, che ieri ha inaugurato l’anno giudiziario 2010. «Dai 12 mesi nel 2008 - sottolinea - siamo arrivati a 8 mesi nel 2009. Questo ha portato alla definizione di 270 giudizi a fronte dei 178 atti di citazione depositati nello scorso anno». A fronte della continua presentazione di ricorsi e nonostante la carenza di organico, ridotta del 30 per cento rispetto alla pianta organica, i magistrati contabili sono riusciti dall’inizio dell’anno a ridurre l’arretrato, abbattendo di quasi 1400 unità la pendenza esistente.
Tra i casi affrontati dalla Corte spicca il giudizio, concluso con una condanna, nei confronti di 142 banche di credito cooperativo e di una società per azioni operante nell’informatica, per danno erariale conseguente all’inosservanza delle disposizioni in tema di riscossione di imposte. Non di minor rilievo le sentenze sulle consulenze esterne alla pubblica amministrazione, che Nottola definisce un «cancro» per i conti pubblici. «Metà del bilancio di spesa dello Stato se ne va per incarichi esterni - sottolinea -. È un argomento sempre di attualità, nonostante le rigorose disposizioni legislative in materia. Si tratta di miliardi sprecati in attività che potrebbero essere svolte dal personale pubblico. Inoltre le consulenze esterne nascondono spesso assunzioni indebite».
Importanti anche le decisioni in materia di gestione del patrimonio, in particolare quelle riguardanti la morosità nell’edilizia residenziale pubblica, la vendita di appartamenti demaniali e l’acquisto di beni e aziende a prezzi maggiorati. «Si tratta spesso di fattispecie dalle quali emergono danni rilevantissimi - spiega Nottola - come per esempio quello relativo a un’unità immobiliare di proprietà dell’Inps, nella zona del Sallustiano, che ha portato a una perdita di circa 22 milioni di euro. Danni che difficilmente possono essere risarciti, sia perché risalgono a responsabilità diffuse e che non emergono, sia perché le ingenti somme quasi mai possono trovare capienza nei patrimoni dei responsabili».
Il presidente fa poi riferimento a numerose sentenze che riguardano ipotesi di corruzione e conseguente danno all’immagine della pubblica amministrazione. «Ci sono alcuni casi - dichiara Nottola - ma è ancora presto per parlare di una nuova tangentopoli. Aspettiamo a vedere, ma speriamo che non sia così. La corruzione per il nostro Paese è un nervo scoperto, ma danni al pubblico erario sono da ricondurre in primo luogo a illeciti amministrativi o meri errori di negligenza».
Il procuratore regionale della Corte dei Conti Pasquale Iannantuono, invece, tira le somme sull’attività svolta nel 2009 dal suo ufficio: «Le istruttorie pendenti al primo gennaio sono 3.655, mentre quelle aperte nel corso dell’anno sono state 3.492». Duemila sono state invece le archiviazioni disposte in sede preliminare, mentre quelle avvenute a seguito di istruttoria sono state poco meno di 2500 e 369 le audizioni personali.
Il procuratore regionale parla infine di allarme mafia tra i pubblici amministratori, i cosiddetti «colletti bianchi». «Ancora più grave conseguenza - conclude Iannantuono - è l’esonero da ogni azione di danno all’immagine nei confronti di quegli amministratori che, pur avendo agevolato o tollerato e comunque consentito a poteri mafiosi di infiltrarsi negli enti da essi gestiti, distruggendone la reputazione, risultino poi condannati non per delitti contro la pubblica amministrazione, ma per associazione mafiosa e voto di scambio, ovvero solo per concorso esterno in associazione mafiosa».