Consulenze: la Cassazione dà torto a Rutelli & Co.

La Suprema corte convalida la condanna inflitta all’ex sindaco dai magistrati contabili

La Cassazione conferma con due sentenze la «condanna» comminata quasi quattro anni fa dalla Corte dei conti all’ex primo cittadino Francesco Rutelli e a un buon numero dei suoi assessori dell’epoca per le cosiddette «consulenze d’oro» del Campidoglio. Il leader della Margherita ieri ha ricordato di aver già sborsato quanto stabilito dai magistrati contabili nell’aprile del 2002, ma la Cassazione chiamata a decidere sul regolamento di giurisdizione ha benedetto la decisione di far rifondere le casse comunali capitoline delle spese sostenute per i consulenti esterni incaricati da Rutelli e da vari assessori (alcuni dei quali tuttora in carica) con diverse delibere fin dal 1993.
Dunque il predecessore di Veltroni e una «fetta» della sua giunta, anche per la Suprema corte, sono responsabili del danno economico arrecato alle casse del comune. Gli «addebiti risarcitori» fissati dalla Corte dei conti sono stati convalidati ieri dagli «ermellini» con le sentenze 1378 e 1379. Sommando le cifre da rimborsare indicate nelle due decisioni, il totale sborsato al Comune da Rutelli per le consulenze illegittime ammonta a 64.398 euro. Gli altri per i quali la Cassazione ha confermato l’obbligo di rifondere le casse del Campidoglio sono Gianni Borgna (37.765 euro), Claudio Minelli (58.630 euro), Loredana De Petris (14.528 euro), Esterino Montino (15.538 euro), Walter Tocci (64.962 euro), Piero Sandulli (51.976 euro), Linda Lanzillotta (41.396 euro), Amedeo Piva (40.309 euro), Domenico Cecchini (47.339 euro), Renzo Lusetti (18.758 euro), Sandro Del Fattore (3.305 euro), Francesco Carducci (9.052 euro), Fiorella Farinelli (20.451 euro) e Stefania Biolchi (3.305 euro).
La Cassazione ha insomma respinto i ricorsi di Rutelli e degli esponenti della sua giunta comunale, ribadendo che «il giudice contabile non ha ecceduto dal suo potere giurisdizionale in quanto si è limitato a valutare se i mezzi, liberamente scelti dal sindaco e dagli assessori, fossero adeguati oppure esorbitanti ed estranei al fine pubblico da perseguire (...) nel senso che si sarebbe potuto ricorrere alla collaborazione di estranei all’Amministrazione solo nel caso di inadeguatezza del personale in servizio». Il leader Dl ha precisato stizzito di aver solo «precorso i tempi», poiché una legge del ’99 ha poi regolamentato le consulenze esterne, oltre a ribadire di aver presentato istanza di revocazione contro la decisione della magistratura contabile.
«Altro che buongoverno», osserva caustico l’azzurro Pierluigi Borghini, «questa sentenza conferma lo sperpero di denaro pubblico delle giunte di centrosinistra in Campidoglio». «La lista di chi dovrà risarcire il Campidoglio - il commento di Gianni Alemanno di An - conferma l’incapacità di rappresentare degnamente gli interessi dei cittadini da parte di un’intera classe dirigente del centrosinistra che ancora oggi, con la Giunta Veltroni, si vede affidata compiti e ruoli di responsabilità».