Consulenze: così Prodi gettava via i soldi

Pubblicate le consulenze 2007: con il governo del Professore spesi 2,5 miliardi per 500mila incarichi esterni. <strong><a href="/a.pic1?ID=289296">830mila euro per un restauro a Teheran</a></strong>, 100mila per il corso antistress

Milano - Per un annetto e mezzo ha infilato il pigiamino a 60 milioni di nipotini italiani e li ha cullati con la favola della «spesa pubblica non troppo elevata». Ma ora che Romano Prodi è in pensione e potrebbe deliziarci con qualsiasi fiaba, ecco arrivare il ministro Brunetta a spifferarci che l’ex premier ulivista non era un Babbo Natale anoressico che tirava la cinghia dell’amministrazione statale. Anzi, sotto la sua presidenza si spendeva come piccoli Briatore di palazzo.
Già, perché l’operazione trasparenza voluta dal titolare della Funzione pubblica prosegue a svelare le cifre della macchina burocratica.

Sul sito www.innovazione.gov.it sono comparsi ieri i dati relativi alle consulenze esterne commissionate dagli enti pubblici nel 2007. E come per magia ci si è accorti che le 9.843 amministrazioni che hanno risposto al censimento hanno conferito quasi 270mila incarichi, per un totale di 1,35 miliardi di euro. Un esborso non indifferente, che tuttavia rappresenta - secondo stime ministeriali - solo la metà «esposta» dell’iceberg, poiché «rimane un numero cospicuo di amministrazioni (più del 50%) che non hanno trasmesso i dati». Ragion per cui «si può stimare che esistano 500mila consulenze per un ammontare complessivo di 2 miliardi e mezzo di euro». Non esattamente una «spesa pubblica non troppo elevata» come da favola prodiana.

Per sgombrare subito il campo dalle accuse di partigianeria all’operazione di Brunetta, è bene ricordare che questi dati si inseriscono nel solco dei numeri relativi all’anno 2006 (governo Berlusconi fino a maggio) e che il ministro ha pubblicato per primi stipendi e consulenze del proprio dicastero. Con la coscienza linda di chi ha lavato i propri panni, Brunetta ha sottolineato come il trend faccia segnare un aumento delle amministrazioni che collaborano, degli incarichi conferiti e - ovviamente - della spesa per le consulenze, cresciuta di 66 milioni (+5% rispetto al 2006). Altra evidenza del fatto che, mentre diceva di tirare i cordoni della borsa statale, Padoa-Schioppa si limitava a infilare più a fondo le mani nelle tasche dei contribuenti.

A margine del dato macroscopico, prende vita tutto un sottobosco di considerazioni gustose. Spiccano le miserrime sei consulenze dell’Avvocatura di Stato nella casella «magistratura». Insomma, la giustizia non smania dalla voglia di sbandierare come spende i propri soldi e Consiglio superiore della magistratura, Corte dei conti e magistratura ordinaria risultano inadempienti. Eppure hanno fatto meglio del 2006, quando l’elenco degli incarichi recitava un bulgaro zero. Tra chi si nasconde, ci sono anche le regioni più grandi, dal momento che Sicilia e Lombardia dichiarano 19 solo consulenze a testa. Anche loro, dunque, verranno segnalate alla Corte dei conti.

Per il resto, forse Prodi su una cosa aveva ragione. Ovvero quando denunciava - senza muovere un dito - che «la spesa è allocata male». Perché come definire altrimenti certe cifre sborsate con motivazioni tra il surreale e il comico? Sprechi o esagerazioni, difficile distinguere. Si va dai ministeri (402mila euro per il tecnico della cattedrale di Noto, il corso di psicologia e antistress da 99.999 euro, il restauro a Teheran da 830mila) alle regioni (il programma tv in ladino da 20mila euro, i monitoraggi faunistici da 102mila, il sistema informativo in campo energetico da 297mila). Soldi che sono volati via per mansioni in cui forse potevano essere impiegati funzionari pubblici, così da abbattere la spesa. D’altronde «i poveri si vantano delle loro spese, i ricchi delle loro economie».
E Prodi che si bullava di «una spesa non troppo elevata» come lo classifichiamo?