Consulenze e tasse, Burlando sotto accusa

(...) o Giuliano Montaldo? - fa la voce grossa il presidente - Se non solleva sempre il problema, vuol dire che è una censura politica nei confronti di don Gallo. Se fossi un giovane consigliere regionale mi concentrerei su altri problemi, specie ora che abbiamo fatto molti risparmi, dimezzando il fondo per rappresentanza e azzerando le consulenze».
Un fiammifero in una tanica di benzina avrebbe fatto meno danni. «Ah sì? Stop alle consulenze? - ribatte Rosso - Ho qui una consulenza da 56.400 euro data giusto tre giorni fa a una dottoressa per 70 giornate di lavoro e un totale di 560 ore. Un incarico pagato 805 euro al giorno. Soldi dei liguri spesi per aiutare gli uffici a predisporre un programma di competitività e occupazione». Una stilettata a Burlando che, anche nel tempo destinato alla replica del consigliere di opposizione, interviene più rosso di Rosso, abbandona l’aplomb e lo stile, sbotta: «Lei però anche li ha presi i soldi dei liguri per un incarico...». Mino Ronzitti si trova a gestire un’aula improvvisamente rovente. Chiede a Rosso di non ribattere alle accuse nonostante il consigliere vorrebbe far chiarezza sull’illazione, invitandolo a rinviare il faccia a faccia a un successivo intervento per «fatto personale».
L’obiettivo è arrivare alla fine della seduta. E per questo mancano solo le «comunicazioni urgenti del presidente». Burlando aveva chiesto di relazionare sulla sua visita a Roma e per concederglielo il centrodestra aveva accettato di rinviare anche la mozione di censura all’assessore all’agricoltura Giancarlo Cassini. Ma la relazione si rivela un boomerang. Ancora un po’ «acceso» dalla discussione con Rosso, il presidente dice quello che era già apparso abbondantemente sui giornali. E cioè che l’incontro con il sottosegretario Gianni Letta è stato interlocutorio. Che le tasse che la Regione non potrebbe ridurre ai cittadini di reddito compreso tra i 20 e i 25mila euro, pena l’esclusione dai finanziamenti per la Sanità, ancora non si possono toccare. Che nei prossimi giorni il governo proverà a vedere se si può modificare la legge finanziaria di Prodi e dare il via libera all’idea di Burlando che vorrebbe rendere meno pesante la sua stessa stangata fiscale con cui aveva subito ripagato i liguri della fiducia ricevuta.
Ecco perché il centrodestra, compatto, non ci sta. Non replica subito, rimanda il fuoco di fila alla prossima seduta. Ma fuori dall’aula attacca subito «il bluff di Burlando». «Ha fatto finta di avere qualcosa da dire per chiederci di rinviare la mozione di censura a Cassini», parte sparato Nicola Abbundo. «Era in difficoltà, sapevamo che non c’erano novità - incalza Gino Morgillo - Ha preso in giro il consiglio, ma ripresenteremo la mozione martedì». Gianni Plinio parla di «grave scorrettezza istituzionale per una comunicazione politicamente fraudolenta». Da Roma in realtà le uniche risposte finora arrivate, anche con lettere scritte, sono tutte negative per la Regione. E Abbundo insiste: «Anziché fare lo spavaldo e il presuntuoso, accusando chi lo ha preceduto in Regione e il governo attuale, Burlando venga a dire che ha sbagliato e che ora ha bisogno di Berlusconi e dell’aiuto del centrodestra».
A Gabriele Saldo invece preme ricordare il vero motivo di queste improvvise «comunicazioni» del presidente. «L’assessore Cassini è inadempiente sui fondi per l’agricoltura - spiega - Ci sono 70 milioni bloccati, domande che vengono fatte ripetere a vuoto, scadenze non rispettate come quella del 15 settembre che era già stata fissata dopo l’ennesimo rinvio. È tutto fermo per colpa dell’assessorato. E oggi tutto questo sarebbe emerso. Burlando ha voluto prendere tempo, ma martedì saremo pronti a ridare battaglia». E chissà che tanta preoccupazione non sia dettata dal fatto che Cassini risulta indifendibile anche da qualche consigliere di sinistra. Insomma che la mozione di censura non sia poi così facile da bocciare.