La Consulta boccia il Tar: «Case solo a chi risiede in Lombardia da 5 anni»

Alloggi popolari, la Corte Costituzionale conferma le modifiche volute dal Pirellone

«La Corte Costituzionale dà pienamente ragione alla nostra politica sulla casa, che è una politica giusta, socialmente equa e innovativa». Roberto Formigoni commenta l’ok della Consulta alla legge lombarda che ha introdotto il criterio di cinque anni di residenza tra quelli necessari per ottenere un alloggio popolare.
Respinta dunque la questione di legittimità sollevata dal Tar della Lombardia - dopo il ricorso presentato da Sunia, Sicet e sindacati confederali - perché, questa la motivazione della Consulta, «manifestamente inammissibile» e «manifestamente infondata». La legge della Regione Lombardia, in sostanza, non viola l’articolo 3 della Costituzione poiché «l’introduzione del requisito della durata di residenza o dello svolgimento del lavoro in Lombardia» non è «fattore di discriminazione». Come dire: i requisiti della legge regionale, secondo la Consulta, risultano «non irragionevoli» ai fini dell’assegnazione essendo «in coerenza con le finalità che il legislatore intende perseguire».
«Ancora una volta esce sconfitta l’opposizione strumentale e ideologica di chi agisce solo per mantenere assai discutibili rendite di posizione» annota il presidente Formigoni: «Ha vinto invece, una volta di più, la buona amministrazione di Regione Lombardia, che nonostante il tempo perso con questi ricorsi, continuerà a operare per il bene dei cittadini». Soddisfatto per la sentenza della Consulta è anche l’assessore alla Casa, Mario Scotti, che ribadisce «l’impegno della Regione per mettere a disposizione qualcosa come 2.700 nuovi alloggi, con tanto di accordi quadro di sviluppo territoriale e un finanziamento di 181 milioni di euro». «Impegno» continua l’assessore che va di pari passo con «gli investimenti sul fondo sostegno affitti, i contributi per l’acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie e, naturalmente, la lotta all’abusivismo che prosegue e si intensifica».
Ma la decisione della Consulta non va giù ai sindacati degli inquilini che preannunciano ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo: «La battaglia continua, il diritto alla casa non può essere riconosciuto in base al colore della pelle» dicono dal Sicet. E mentre il pd Franco Mirabelli chiosa che «il requisito di residenza penalizza chi viene a lavorare in Lombardia da altre regioni», Davide Boni (Lega) applaude l’ordinanza della Corte Costituzionale: «Non avevamo dubbi sulla bontà della legge. Non scriviamo barzellette, questa è una risposta chiara ai cittadini della Lombardia non una discriminazione».