La Consulta cerca giudice, purché genovese

Mentre Cossiga attacca l’ex sindaco, il senatore Mazzarello lo «spinge» rischiando di far saltare gli equilibri

Con discorsi politicamente corretti si dovrebbe dire che il fenomeno è un riconoscimento alla grande scuola forense genovese. Il Gabibbo magari direbbe che di fronte al Quirinale la somma giurisprudenza ormai non riesce a fare a meno di un «belandi» dal sen fuggito a qualche suo illustre componente. A costo di scatenare anche le polemiche. Il fatto è che comunque quando si parla di Corte Costituzionale, ultimamente c’è sempre almeno un genovese di mezzo. Una sorta di tradizione che vuole consolidarsi dopo le esperienze ai vertici della Consulta di Giovanni Maria Flick e di Fernanda Contri.
E se da ormai sei mesi la Corte aspetta invano che il Parlamento rimetta a posto l’organico dopo il seggio lasciato vacante dalle polemiche dimissioni di Romano Vaccarella, ogni volta che si tenta (altrettanto invano) di individuare il successore, c’è sempre un nome che guida la lista degli aspiranti. Ed è genovese, pur se di adozione. Alfredo Biondi è sempre il più nominato. Il suo esordio «timido» è stato nella seduta del 17 maggio, ma i suoi primi 44 voti indicavano da subito che non si trattava di un candidato buttato lì per essere bruciato. E infatti, una seduta dopo l’altra, tra numeri legali mancanti e outsider che si alternavano (Pecorella e D’Onofrio sono stati i più votati pur senza sfondare mai quota 15), l’Alfredone col cuore rossoblù è arrivato ad aumentare i consensi come dimostrano le 84 preferenze riscosse il 17 ottobre scorso, ultima seduta in cui una votazione è stata considerata valida.
Biondi è dunque il genovese candidato ufficiale? Macché. Saranno state soprattutto chiacchere o la goliardia di qualche burlone, ma il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga ha deciso di stroncarle subito sul nascere. «Votare per l’ex sindaco di Genova Giuseppe Pericu come giudice costituzionale? - si è ribellato il Picconatore - Votare per chi si rifiutò di andare a rendere omaggio alla salma del povero Fabrizio Quattrocchi, definito “mercenario”? Piuttosto, meglio tagliarsi la mano».
Pericu? E da dove è saltato fuori? Inutile affannarsi a fare ricerche nei resoconti delle sedute. Il suo nome dev’essere finito nell’ingloriosa voce dei «voti dispersi», nel senso di quelli accreditati di meno di due o tre consensi e quindi impossibili da conteggiare per una classifica quantomeno decorosa. Un po’ come se a fine campionato i giornali pubblicassero le classifiche cannonieri con i nomi di chi ha segnato anche un solo gol. Una battuta? Una provocazione, quella di Pericu giudice costituzionale? C’è chi giura di no. Se è vero che il senatore ulivista Graziano Mazzarello non si è affatto scomposto: «Pericu? Una persona qualificatissima. Il centrodestra dovrebbe tirar fuori un nome altrettanto qualificato. Non ci vedrei nulla di male se quel posto andasse al centrosinistra». Il «male» sta nel fatto che in un momento in cui una maggioranza sempre più presunta va a elemosinare stampelle politiche all’opposizione, affermazioni alla Mazzarello non piacciono neppure ai suoi alleati. Perché la verità, qualche volta è meglio non dirla. La sinistra potrebbe davvero pensare al colpaccio e persino qualche lettore (come nel caso di Andrea Cevasco) ha scritto preoccupato in redazione per chiedere il ricompattamento della Casa su Biondi.
Ufficialmente però in molti si affrettano a ributtare la palla nel campo del centrodestra. Dove la melina continua e apre la strada ad altre soluzioni, finora inedite. Ma sempre genovesi. Ecco che spunta così anche il nome di Paolo Armaroli, costituzionalista di primo piano, docente all’Università di Genova e con esperienza diretta in Parlamento per una legislatura. Una rosa di nomi con un minimo comune denominatore: la voglia di rimettere un genovese alla Consulta. Sempreché il Parlamento non decida di iniziare i tagli alla politica continuando a risparmiare sugli stipendi dei giudici costituzionali.