La Consulta frena il nucleare «Serve l’ok delle Regioni»

RomaPer costruire una centrale nucleare il governo deve sentire il parere della Regione interessata. Parere che sarà obbligatorio richiedere prima di qualsiasi decisione ma che poi non sarà vincolante. La Consulta, chiamata ad esprimersi su una serie di ricorsi presentati dalle regioni Puglia, Toscana ed Emilia Romagna sul provvedimento che disciplina la realizzazione ed il funzionamento delle centrali nucleari, li ha dichiarati inammissibili o infondati per la gran parte ma ha invece dichiarato «l’illegittimità costituzione dell’articolo 4 del decreto legislativo del 15 febbraio 2010, numero 31». I giudici costituzionali hanno bocciato la parte del provvedimento che non prevede appunto di far esprimere il proprio parere alla regione interessata prima che si arrivi all’intesa con la Conferenza unificata. Questa intesa infatti secondo la Corte Costituzionale non basta a garantire il principio di leale collaborazione. Il presidente Ugo De Siervo scrive che occorre coinvolgere «adeguatamente» la regione destinata ad accogliere il nuovo impianto in modo che la posizione venga espressa in modo distinto da quelle di tutti gli altri enti territoriali.
Esultano le associazioni ambientaliste, le opposizioni e i verdi perchè ritengono che la decisione della Consulta blocchi nella sostanza il cammino verso il nucleare. Ma non è di questo parere il governo. Il sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, Stefano Saglia, infatti ritiene che il contenuto del decreto resti assolutamente valido nel suo complesso, visto che il parere delle singole regioni non sarà vincolante.
In concreto la decisione della Consulta non rappresenta sicuramente una bocciatura del provvedimento del governo ma semmai un ulteriore ostacolo da superare per il ritorno delle centrali sul territorio italiano. Scoglio che si aggiunge al via libera per il referendum sul nucleare che sempre la Consulta ha decretato meno di un mese fa.
Per Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, la sentenza resa nota ieri costringe il governo ad un cambiamento di strategia complessivo. «La Consulta riconosce il ruolo e la funzione delle regioni - dice Errani - e indica così la strada della concertazione e di un necessario coinvolgimento che fino ad oggi è mancato nell’interlocuzione con il governo». Per Ermete Realacci, Pd, si tratta di un «duro colpo ad una scelta sbagliata che rende ancora più in salita la strada per il ritorno al nucleare». Esulta pure Nichi Vendola, governatore della Puglia, che però nell’entusiasmo finisce per attribuisce alla sentenza un peso che non ha.
«Evviva la Consulta -dice Vendola- che ricorda al governo che la democrazia non è un optional».
A spegnere i facili entusiasmi interviene Saglia. «La decisione della Consulta è tutt’altro che negativa per il prosieguo del programma nucleare -dice il sottosegretario- Molti dei commenti fatti sono del tutto strumentali. Il parere delle regioni è obbligatorio ma non vincolante. É la conferma che l’impianto del decreto è sostanzialmente valido anche perchè tutte le altre questioni sono state dichiarate inammissibili o infondate».
Preoccupazione per il futuro viene espressa da Assoelettrica. Il presidente, Giuliano Zuccoli, comunque confida che attraverso un chiarimento si possa finalmente capire «dove collocare le centrali» superando le resistenze locali.