La Consulta islamica condanna vignette e violenze

da Roma

«È andata benissimo e se qualcuno avesse partecipato alla seduta avrebbe capito perché in Italia esiste l’Islam moderato». Bilancio più che positivo per la prima riunione della Consulta per l’Islam italiano presieduta dal ministro dell’ Interno, Giuseppe Pisanu, al Viminale, alla quale hanno preso parte esponenti delle organizzazioni e delle comunità islamiche presenti in Italia.
La Consulta, spiega Pisanu, ha dato «una valutazione unanime sulla gravità dell’offesa recata ai sentimenti e ai valori religiosi dell’Islam per le vignette pubblicate», allo stesso tempo però «tutti hanno anche invitato a evitare qualunque forma di protesta che si presti a tentativi di strumentalizzazione». Insomma, dice Pisanu, «tutti hanno riconosciuto che nessun giornale europeo aveva bisogno di fare vignette offensive per affermare la libertà di stampa, ma tutti hanno esortato i confratelli a prendere le distanze da proteste al di fuori della legalità».
Il ministro si dice «convinto che la protesta è gestita e fomentata a tavolino con intelligenza politica e ha fini esclusivamente politici». Comunque per Pisanu l’Italia non è tra i Paesi che rischiano di essere colpiti dalla protesta scatenata dalla pubblicazione delle vignette.
Gli aderenti alla Consulta islamica hanno anche «riconosciuto che non va messa in discussione la libertà di stampa e hanno detto che l’errore o la colpa di un giornale danese non può essere scaricato né sul governo né sui cittadini danesi e che la protesta non può assumere le valenze politiche che sta assumendo».
Infine i componenti della Consulta hanno deciso di lavorare su diversi temi: problemi relativi all’integrazione (casa, scuola, lavoro); salvaguardia delle specificità della religione e delle tradizioni islamiche (parità dei diritti uomo-donna, uso del velo, osservanza dei precetti e delle festività islamiche, macellazione rituale, aree di sepoltura islamiche); predicazione in italiano nelle moschee e formazione degli imam; sedi e luoghi di culto; condizione sociale e diritti degli immigrati (asilo, protezione umanitaria, permessi e carta di soggiorno, ricongiungimenti familiari, cittadinanza); accesso dei rappresentanti religiosi islamici nelle carceri e negli ospedali.