Consulta: no al carcere per accusati di omicidio Maroni: "Sono allibito"

La Corte Costituzionale bolla come illegittima un'altra norma del "pacchetto sicurezza" 2009, che obbliga al carcere gli accusati di omicidio volontario in attesa di giudizio

Roma - Una sentenza che farà discutere quella della Corte Costituzionale che bolla come illegittima la norma che impone l'obbligo per il giudice di detenere in carcere gli imputati su cui pesano gravi indizi di colpevolezza per il reato di omicidio volontario.

Le motivazioni La norma fa parte del "pacchetto sicurezza" varato nel 2009. In particolare, si tratta del 3° comma dell’articolo 275 che recita: "quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all’articolo 575 del codice penale (l’omicidio ndr) è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari". La norma esclude la possibilità di misure alternative, come gli arresti domiciliari, ma secondo la Consulta c'è "un'ingiustificata parificazione" dell’omicidio volontario ai delitti di mafia, gli unici per i quali la Consulta e la Corte europea dei diritti dell’uomo hanno ritenuto giustificabile la "presunzione assoluta" di adeguatezza della sola custodia cautelare in carcere. Obbligo, questo, che secondo i giudici costituzionali viola anche la presunzione di non colpevolezza, oltre che le riserve di legge e di giurisdizione.

La reazione di Maroni Appena appresa la notizia, il ministro degli Interni, Roberto Maroni si è detto "allibito da questa decisione". Secondo il ministro "è un errore gravissimo che mina le misure che abbiamo preso a tutela della sicurezza dei cittadini. Ci sembrava e mi sembra una misura efficiente perchè chi commette un reato così grave non merita i benefici". In pratica, secondo il ministro degli interni, un omicida "può tornare a casa sua e magari commettere un altro omicidio"