Consulta al palo, Pecorella si sacrifica: mi ritiro

Ennesima fumata nera a Montecitorio,
per l’elezione di un giudice della Corte costituzionale. Il deputato Pdl rinuncia a correre: "Sono stato proposto dal partito e
rispondo al partito". Al suo posto scende in pista il giurista Spangher

Roma - A chiedere in maniera ufficiale il ritiro della candidatura, nel tardo pomeriggio, è il Pdl. Con una nota congiunta, i capigruppo di Camera e Senato, ringraziandolo per la «sensibilità e l’impegno fin qui assicurati», lo invitano infatti ad «offrire un ulteriore esempio di responsabilità», compiendo «un gesto che consentirebbe di giungere con rapidità all’elezione del giudice mancante». I vertici del Pdl a Montecitorio e palazzo Madama riconoscono però che «si tratterebbe di un sacrificio», reso ancor più grande dalla consapevolezza che Pecorella «gode di tutti i requisiti» per far parte della Consulta.
A stretto giro, è lo stesso Pecorella a confermare il ritiro. «Io sono stato proposto dal partito e rispondo al partito - spiega -. Ho già comunicato la mia decisione. Così come sono stato proposto dal Pdl e ho dato la mia disponibilità, se la scelta dei capigruppo è stata questa, li ringrazio sia per avermi proposto sia per avermi chiesto di rinunciare con parole di elogio». Il penalista non nasconde però l’amarezza. «Devo constatare che, ancora una volta, chi decide per la politica è qualche pm», continua, riferendosi alla questione di «impedimento» sollevata dal Pd. In ogni caso, aggiunge subito dopo, «Berlusconi si è mostrato così tanto dispiaciuto di quello che è accaduto, che per me è un riconoscimento importante». «Resta da capire - osserva ancora - cosa è accaduto dal momento in cui il mio nome è stato proposto ad oggi, quando si decide improvvisamente di seguire un’altra strada. Evidentemente ci sono ragioni politiche che non conosco».

Intanto, ieri sera, dopo l’ennesima fumata nera, sette parlamentari Radicali occupano l’Aula di Montecitorio in segno di protesta. «Poiché anche la nona convocazione delle Camere per l’elezione del giudice della Consulta (mancante ormai da oltre 500 giorni) - spiega Emma Bonino - ha confermato lo stato di patente illegalità in cui vivono le istituzioni repubblicane per le scelte dei capi-partito, abbiamo deciso di aspettare in aula la fine di questa penosa vicenda, anche a sostegno dei moniti del Presidente della Repubblica».

Oggi, invece, in serata, potrebbe arrivare il via libera da parte dei tre quinti dei componenti delle due Camere. Tra i nomi su cui si troverebbe l’intesa figura pure quello di Giorgio Spangher, professore di diritto e procedura penale.
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