La Consulta a Prodi: "Fu illegale la revoca di Petroni dal Cda Rai"

La Corte Costituzionale accoglie il ricorso della commissione di Vigilanza sulla tv di Stato: "Il consigliere in quota Udc, cacciato nel maggio 2007 da Padoa Schioppa, Udc doveva rimanere al suo posto"

Roma - Non spettava al ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, d’intesa con il presidente del Consiglio Romano Prodi, la revoca del consigliere di amministrazione della Rai, Angelo Maria Petroni. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale accogliendo il ricorso presentato dalla commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai. Nel ricorrere alla Consulta, la commisione di Vigilanza aveva contestato "la lesione delle competenze costituzionalmente garantite" e la violazione di una norma del testo unico della radiotelevisione, sostenendo che la revoca di Petroni non poteva essere decisa dal governo, se non "in conformità alla deliberazione" della stessa commissione. Petroni era stato revocato nel settembre del 2007 e reintegrato due mesi dopo dal Tar del Lazio, che aveva accolto il suo ricorso.

Ora il Consiglio di Stato Il verdetto dei giudici costituzionali era molto atteso, anche perché il caso Petroni non è stato definito ancora davanti al Consiglio di Stato, di fronte al quale la decisione di merito era stata rinviata in attesa proprio della Consulta. La querelld riguardante Petroni prende proprio avvio nel maggio 2007, quando Padoa Schioppa comunicò all’allora premier Romano Prodi che era venuto meno il rapporto di fiducia con Petroni, esponente del Cda Rai nominato dall’azionista di riferimento, ossia il Tesoro. Nel settembre 2007, poi, l’assemblea dei soci Rai aveva deliberato la revoca di Petroni dal Cda e aveva nominato al suo posto Fabiano Fabiani. Qualche giorno dopo, il 26 settembre, la commissione di Vigilanza aveva deciso di sollevare davanti alla Corte Costituzionale il conflitto di attribuzione tra poteri sostenendo che il governo non poteva revocare un consigliere Rai (anche nel caso in cui fosse il membro nominato dal Tesoro) senza tener conto del parere della Vigilanza. A favore di Petroni si era poi pronunciato il Tar del Lazio che aveva accolto il suo ricorso sancendone il reintegro in Cda nel novembre 2007. Il Consiglio di Stato, infine, aveva respinto la richiesta di sospensiva della sentenza del Tar, ma, per decidere nel merito, aveva sospeso il procedimento in attesa del verdetto di oggi della Consulta.