Consulta, Violante si ritira ma la sinistra non voterà

L’opposizione impreparata fa saltare la seduta di oggi. Follini: «Un errore»

Anna Maria Greco

da Roma

Luciano Violante rinuncia ad essere candidato dell’Unione per la Corte costituzionale. Non è la prima volta che lo dice, ma forse ora siamo ad una svolta. Solo che il suo partito, la Quercia e poi tutta l’Unione, annunciano che oggi non andranno a votare perché giudicano «inaccettabile» il metodo della Casa delle libertà che alla vigilia della seduta comune ha indicato come candidato Claudio Chiola, ordinario di diritto pubblico all’università di Roma «La Sapienza». Una scelta che segnala la volontà della maggioranza di passare dal livello dei politici a quello dei «tecnici». Passo che, probabilmente, l’opposizione non vuole fare. Tra i Ds, infatti, ci sarebbe chi insiste sul candidato-parlamentare, forse Cesare Salvi, mentre il giurista cui Violante cederebbe volentieri il passo sarebbe Carlo Federico Grosso, della sua stessa scuola torinese e già vicepresidente del Csm.
Si preannuncia così un’altra fumata nera alla nona riunione delle Camere per eleggere i due giudici della Consulta che dovranno sostituire Valerio Onida e Carlo Mezzanotte. E questo malgrado l’ultimo appello dei presidenti di Senato e Camera, Marcello Pera e Pierferdinando Casini, che in una lettera ai capigruppo hanno definito il Parlamento «inadempiente», perché da gennaio non trova un accordo. «Mi auguro che domani (oggi, ndr) i gruppi parlamentari vogliano esprimere delle candidature perché è intollerabile questa situazione in cui di settimana in settimana si rinvia la scelta», dice Casini che avrebbe anche chiesto ai deputati di fede milanista di spostare di qualche ora (dalle 12 alle 15) il charter Alitalia che li porterà a Istanbul per assistere alla finale di Champions League tra Milan e Liverpool.
Alle parole del presidente della Camera seguono quelle dei senatori e deputati Udc che assicurano la loro presenza al voto. E poi la rinuncia del capogruppo dei Ds Violante, in una lettera al leader del centrosinistra Romano Prodi. Sul nome dell’ex-magistrato torinese la Cdl e in particolare Fi con il premier Silvio Berlusconi hanno fatto muro, proponendo da parte loro il presidente azzurro della Commissione Affari Costituzionali Donato Bruno.
«Io sono un uomo delle istituzioni - dice Violante - e quindi ho dovuto fare un passo indietro. Alla Consulta non ci si va con un braccio di ferro, non si poteva tenere ancora tutto così bloccato per altri sei mesi». Il capogruppo ds aggiunge di aver preso la sua decisione dopo «aver appreso dal presidente dei deputati di Fi, Elio Vito, che la maggioranza intende proporre due candidati non politici». Uno sarebbe Chiola, l’altro non si sa. E poco dopo la Quercia fa sapere che non parteciperà alla votazione di oggi: pesano ancora le divisioni interne dopo l’accusa al leader Piero Fassino di aver indicato Violante senza una consultazione nel partito. In una riunione, anche gli altri capigruppo del centrosinistra decidono di unirsi ai Ds. Ma il leader dell’Udc Marco Follini condanna «questi arroccamenti», ricordando che l’elezione dei giudici della Consulta «è un dovere» disatteso troppe volte.
Più che contraria alla candidatura di Chiola, l’opposizione sembra impreparata ad abbandonare il livello dei candidati-politici per passare a quello dei tecnici. «Dovremo confrontarci - dice la Ds Marina Sereni - su una figura non parlamentare perché questa è l opzione che ci è stata posta».