Consumatori, la fiducia torna a salire

Più ingenti del previsto i danni provocati dal ciclone: Wti a quota 70,90

Rodolfo Parietti

da Milano

Port Fourchon, in Louisiana, è in ginocchio: l’uragano Katrina è passato lasciando dietro di sé danni non ancora calcolabili e l’incognita sui tempi necessari per consentire a uno dei principali porti americani di riprendere l’attività. È da questo scenario di distruzione che i mercati hanno preso spunto ieri per proiettare i prezzi del greggio Usa al nuovo record assoluto di 70,90 dollari il barile, dopo che nella giornata di lunedì stime un po’ troppe ottimistiche avevano ridimensionato gli effetti della tempesta.
E invece, mano a mano che l’inventario dei danni si appesantisce, cresce la convinzione che Katrina lascerà un’eredità indigesta sull’industria della raffineria nel Golfo del Messico, dove si concentra il 30% della produzione americana e dove già alcuni impianti sono costretti al blocco. La Casa Bianca ancora non si è pronunciata su un eventuale utilizzo delle riserve di greggio, mossa alla quale peraltro il presidente Bush era ricorso lo scorso anno per contrastare gli effetti del ciclone Ivan, nonostante il livello di allarme sia in continua crescita e stia allargandosi anche alla benzina, scambiata ieri a 2,2975 dollari il gallone.
L’Europa sta seguendo infatti con crescente preoccupazione l’evolversi della situazione. Il caro-petrolio sarà il tema centrale del vertice informale Ecofin, in calendario a Manchester del 10 settembre, allo scopo di valutarne il possibile impatto sulla crescita economica. All’inizio di luglio, in base ai calcoli effettuati da Bruxelles con il greggio a 60 dollari, l’espansione del Pil 2005 era già stata ridotta dello 0,4% all’1,5%, e ora non sono da escludere ulteriori correzioni al ribasso. L’approccio della Commissione Ue resta comunque quello di sempre: ai Paesi membri non sono permesse azioni unilaterli tesa ad alleggerire il peso dei rincari, facendo leva sulla tassazione. Il rischio di un effetto boomerang sul medio periodo sarebbe forte, perché non verrebbe stimolata la ricerca di alternative al petrolio.
L’attenzione continua intanto a essere rivolta verso l’Opec e alle misure che potrebbero essere adottate nella riunione di Vienna del 19-20 settembre. Il Cartello, che considera «ingiustificata» la corsa dei prezzi, ha ventilato l’ipotesi di aggiungere altri 500mila barili al giorno a un’offerta pari attualmente a 28 milioni di barili, mentre l’Arabia si è già detta disponibile ad alzare il proprio tetto produttivo a quota 11 milioni.
Un aumento dell’offerta potrebbe raffreddare i prezzi del petrolio, ma anche dei carburanti. Con sollievo per gli automobilisti, costretti a sborsare 1,3 euro per un litro di verde, il picco più alto di sempre in termini nominali, ma non reali. Nel 1977 la benzina superò le 500 lire, ovvero 3.200 lire ai valori attuali, pari a 1,645 euro.