Consumatori italiani a caccia di sconti tra outlet e bancarelle

Continuano a crescere anche supermercati e hard discount, mentre calano i piccoli negozi di alimentari

da Milano

Cacciatori di sconti, tra bancarelle tradizionali e outlet ultimo grido. Così i consumatori italiani secondo il rapporto 2005 del Centro studi della Confcommercio. Ma piacciono sempre di più anche supermercati e hard discount: Confcommercio sottolinea il crescente successo nel nostro Paese dei gruppi stranieri, in particolare francesi «la cui maggiore solidità finanziaria - sottolinea l’indagine - ha permesso di rafforzare la posizione nel mercato italiano». Così, sul totale delle imprese residenti in Italia, quelle che operano nel commercio, pur costituendo solo lo 0,2%, realizzano un fatturato pari al 16% del totale.
L’indagine, realizzata su 800mila esercizi, ha rilevato anche un elevato turnover nei negozi al dettaglio, con oltre 57mila chiusure - tra cui molti fallimenti - e 54mila nuove aperture per un saldo negativo di 3.336 unità. La crisi riguarda soprattutto i piccoli negozi di alimentari, in calo del 3,4%. I supermercati invece dal 1999 sono aumentati di 1.615 unità, i grandi magazzini di 142 unità e gli ipermercati di 112 unità, accentuando sempre più la «forbice» con gli esercizi di minori dimensioni. Appare infatti inarrestabile la crescita delle grandi superfici specializzate e soprattutto degli outlet, mentre il commercio ambulante, che pure attrae un numero sempre maggiore di clienti (il settore è cresciuto del 26% dal 2002), «deve combattere - sottolinea Confcommercio - la forte diffusione della componente rappresentata dai venditori abusivi, per lo più immigrati, che sottraggono quote di domanda ai canali legali».
In totale, le vendite al dettaglio hanno registrato una diminuzione dello 0,8 per cento, che coinvolge un po’ tutti i settori, in particolare quelli non alimentari, che perdono mediamente l’1,7%: in controtendenza l’elettronica di consumo (più 4,3%) e il comparto foto, ottica e pellicole, che guadagna il 4,8 per cento. Resiste invece il settore alimentare, che segna una crescita dello 0,8 per cento.
Lo spostamento delle abitudini dei consumatori a favore della grande distribuzione organizzata, dai supermercati agli hard discount, si riflette nel cambiamento dell’occupazione nel commercio. Diminuiscono infatti i lavoratori autonomi (meno 109mila unità) e crescono i dipendenti (più 92mila) per un saldo negativo di 17mila unità.
Ma nel 2006 appaiono i primi segnali di ottimismo. «Si prevede un contenuto miglioramento - sottolinea il rapporto - dal lato della domanda per consumi delle famiglie nonostante siano ancora presenti alcuni elementi di incertezza accentuati dalla necessità di spostare quote di spesa verso beni e servizi energetici i cui prezzi sono aumentati in misura sensibile nell’ultimo anno». Per Confcommercio, infine, «è sempre più necessaria una politica mirata a favorire il permanere e il consolidamento delle piccole imprese sul mercato».