Consumatori: liberalizzate molestie telefoniche

<strong><a href="/a.pic1?ID=327991">Il Senato vota la fiducia al milleproroghe</a></strong>, decreto collegato alla Finanziaria. Novità per l'editoria: approvati i contributi ai giornali
di partito. Ma i consumatori attaccano: liberalizzate le &quot;persecuzioni&quot; telefoniche da parte di società che si affidano
al telemarketing

Roma - I consumatori di nuovo esposti alle "persecuzioni" telefoniche da parte di società che si affidano al telemarketing per proporre insistentemente le proprie offerte. "È il gravissimo rischio prospettato dal decreto Milleproroghe in esame oggi al Senato". A denunciarlo Federconsumatori e Adusbef in una nota congiunta.

L'attacco dei consumatori "Se il maxiemendamento sarà approvato - spiegano le associazioni - si darà alle aziende la possibilità di usare, per la propria attività promozionale, le banche dati tratte dai vecchi elenchi telefonici (precedenti all’agosto del 2005). Paradossalmente, in questo modo, anche coloro che, esasperati dalle assillanti e moleste campagne telefoniche, avevano chiesto la cancellazione dagli elenchi pubblici, saranno di nuovo bersaglio del marketing telefonico". "Questo è un Governo che, l’unica cosa che sa liberalizzare, sono le molestie - dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori ed Adusbef - Mentre, sul fronte dell’Rc-auto e della Class Action nulla è stato fatto, se non alimentare ritardi e dietrofront".

"Un passo inaccettabile" Al di là di giudizi in merito alla trasparenza ed alla chiarezza delle offerte proposte con queste modalità, sulle quali più volte le nostre associazioni sono intervenute, "questo passo indietro è del tutto inaccettabile". "Va contro gli interessi ed i fondamentali diritti dei cittadini e, cosa estremamente grave, si scontra con i provvedimenti già presi a tale proposito dal Garante per la protezione dei dati personali, secondo il quale le operazioni di teleselling potevano avvenire solo sulla base di banche dati regolarizzate, in cui tutti gli utenti interessati avevano espressamente fornito il consenso al trattamento dei propri dati per scopi pubblicitari (con la possibilità, tra l’altro, di revocare tale volontà in qualsiasi momento). Chiediamo - concludono pertanto al Governo di tornare in sè, ritirando queste misure retrograde".