Contador è un Gulliver rosa nel Giro dei tanti lillipuziani

nostro inviato a Grossglockner

Posso? Siamo sicuri? Non è troppo disturbo? Il piccolo venezuelano Rujano taglia il traguardo sul Grossglockner continuando a voltarsi, incerto se alzare le mani o pudicamente trattenersi. Prima di vincere, chiede umilmente il nullaosta del padrone: Alberto Contador. Stavolta, rispetto al finale sull'Etna, sua imbattibilità è in vena di concessioni. Vince Rujano. Lui, il signore delle montagne, si toglie il Giro dalla tasca, dove l'aveva già ficcato in Sicilia, e lo chiude definitivamente in banca. Gli altri arrivano dopo, molto dopo, troppo dopo: pensare che un giorno possano arrivargli davanti di quel molto e di quel troppo che servirebbe per scalzarlo dal rosa, è umanamente insensato.
Come si diceva ancora prima di partire da Torino, si corre per il secondo posto. Contador ha già vinto gli ultimi cinque grandi giri disputati, qui sta aggiungendo il sesto. Confermatissima anche l'unica variabile che incombe sulla collezione: il processo ai primi di giugno davanti al Tas, per il famoso caso di doping dell'ultimo Tour. Però attenzione: anche in caso di condanna, non è detto che gli tolgano questo Giro. Potrebbero squalificarlo da lì in avanti. Il che, onestamente, sarebbe pure giusto: Contador sta correndo questo Giro supercontrollato, se non vengono rilevate sostanze proibite è giusto che se lo tenga.
Di giugno comunque si parlerà a giugno. Per il momento la storia ha un suo fascino. Del genere «Gulliver e i lillipuziani». Come Giro, è del ramo impietoso e crudele: per fatiche e tormenti lungo il percorso, per lo strapotere del fuoriclasse in rosa. Il primo round della tre giorni di passione (oggi lo Zoncolan) finisce con una nuova bancata. Dall'Etna al Grossglockner, dalla Sicilia all'Austria, agli antipodi del Giro la musica è sempre la stessa. Sull'ultima salita parte il solito Rujano, dietro arriva il solito Contador. Alle loro spalle, gli altri si barcamenano. Nessun acuto, nessuna reazione d'orgoglio: i Nibali, gli Scarponi, i Kreuziger incassano come nuovi mazzinghi. È ko. Guardando la classifica generale, c'è lui, sempre più lui, che governa un Giro riservato e personale. Poi, oltre la barriera dei tre minuti, c'è l'altro Giro. Il Giro di Lilliput.
Dice Nibali: «Giornata nera. Lui comunque ha un altro passo, sarebbe già tanto restargli vicino. Inventarci qualcosa? Ci proveremo, ma è molto dura». Scarponi: «Mi sono sentito meglio che sull'Etna. Certo che quanto ha fatto Contador è impressionante. Per fortuna restano ancora tante montagne, si sa mai». Parole al vago aroma di resa. Sembra di sentire i Gimondi e gli Adorni ai tempi di Merckx. Tra l'altro, anche Contador parla come parlava Merckx: «Cerco di guadagnare il più possibile. Sfrutto tutte le occasioni che capitano. Devo portarmi avanti. Non posso sapere cosa succederà domani…».
È la previdenza del campione, che si trasforma in quotidiana ingordigia. Siamo al monologo dell'imbattibile. Contador è effettivamente di un'altra pasta e di un altro pianeta. Davanti a una simile situazione, che nel pugilato avrebbe già imposto ai secondi il lancio dell'asciugamano, c'è chi comincia a parlare di noia. È questione di gusti. C'è ad esempio il Giro 2009, con Menchov e Di Luca che se la giocano ogni giorno agli abbuoni. E c'è ora il Giro 2011, che a metà corsa mette già sul piedestallo un campionissimo, a distanze siderali dalla concorrenza. Può partire il televoto. Tutti i gusti sono rispettabili. Personalmente preferisco il Giro crudele, la corsa più dura del mondo che fa selezione con percorsi inclementi, che evidenzia - anche spietatamente - la differenza tra il migliore e tutti gli altri. Da questo punto di vista, il Giro si conferma sempre di più la vera corsa eroica dell'era moderna. L'ultima, la più bella. Fuori dal tempo, fuori dagli schemi. Arrivassero in otto a Milano, sarebbe comunque epica.
E poi via, dannazione: quando qui arrivava Merckx, nessuno si sognava di annoiarsi. Caso mai, tutti quanti ci si incollava alla televisione per vedere che cosa il mostro fosse ancora capace di inventarsi, sempre nella segreta speranza che prima o poi persino lui avesse un'umana flessione.
Certo, nessuno può nasconderlo: se Contador non fosse qui, come probabilmente una giustizia sportiva meno allegra di quella spagnola avrebbe decretato, questo Giro sarebbe un festival di incertezza. Basta prendere la classifica generale e cancellare Contador: una lotta furibonda. Con il nostro talentino, Vincenzo Nibali, davanti a tutti. Se non altro, è un'idea: proviamo a vincere almeno il Giro dei ma e dei se.