Contador re del Giro: "E' meglio del Tour"

Dopo la maglia gialla 2007, ecco la maglia rosa: il tutto a 25 anni, richiamato dalle vacanze e senza aver provato il percorso. <strong><a href="/a.pic1?ID=266020" target="_blank">La gioia del nuovo Indurain</a></strong>

Milano - Non è come vincere il premio Nobel della medicina, ma nel suo genere fa comunque un certo clamore. Tour e Giro a venticinque anni. Se qualcuno fatica ancora a capire chi sia Alberto Contador, magari non avendolo mai sentito nominare, si affidi soltanto a queste sue credenziali e vada tranquillo. La maglia rosa 2008 addobba il migliore prodotto del ciclismo contemporaneo, questa stravagante disciplina uscita faticosamente dalle macerie del doping, sperabilmente proiettata verso un domani più serio e meno demenziale.

Nell'ultima sfida a cronometro, Milano assiste all'impietoso epilogo che soltanto un babbeo potrebbe definire inatteso: Contador prende il rivale Riccardo Riccò e ne fa uno scendiletto.

Nessuna colpa per il nostro giovane sfidante: il risultato sta nella regola delle cose. Se Contador non vince anche la tappa è soltanto perché ad un certo punto il vento gira, finendo per penalizzare i più forti.

Ma sono dettagli: il vento non cambia sulle sorti del suo Giro, primo in carriera, subito vinto senza neanche soffrire. Per un tizio richiamato frettolosamente dalla spiaggia pochi giorni prima del via, un tizio che non aveva provato nemmeno un metro del percorso, un tizio che credeva di tornare a casa dopo una settimana, la vittoria sa molto di prodigioso. Però non è nemmeno il caso di esagerare con l'enfasi: certi prodigi riescono facilmente, a certa gente nata in un certo modo. Bravo Contador, viva Contador. Il popolo d'Italia non ha proprio nulla di che recriminare, davanti a questa scorribanda straniera sulle nostre strade. Contador non è un barbaro, o un clandestino.

È il migliore dei vincitori possibili. Se poi il Giro finisce a uno straniero, dopo dodici anni di vittorie casalinghe, è pure meglio: finalmente ci leviamo un po' di dosso questa fastidiosa sensazione di corsa sociale, di campionato italiano a tappe, che ultimamente rischiava di rinchiudere una grandissima manifestazione in una cornice strapaesana.

Per fortuna, a interrompere l'imbarazzante tradizione arriva il grande nome. Contador è ancora troppo giovane per essere già definito un campionissimo.

Ma è ancora abbastanza giovane per diventarlo. È irresistibile a cronometro, si difende benissimo in montagna, gestisce i momenti di difficoltà con calma e lucidità. Quanto a personalità, è pacato e riflessivo. Sa farsi voler bene dagli avversari e anche dal pubblico, come dimostrano i boati del pubblico sparso in giro per le strade d'Italia.

Vista e rivista così, questa maglia rosa ricorda molto quella che imparammo a conoscere nel 1992, quando ugualmente faticammo a imparare subito il nome.

Era irresistibile a cronometro, teneva benissimo in montagna. Era amabile e signorile, sapeva farsi voler bene da tutti. Nel giro di poche stagioni, quel nome nessuno l'ha più scordato. Era Indurain. Contador, forse, lo sarà.