Contador vero signore L’ultima impresa è un regalo a Tiralongo

nostro inviato a Macugnaga

Pacco dono. In questo Giro sottosopra capita persino di vedere la maglia rosa fare il gregario a un suo ex-gregario. Non avendo granché da fare, ormai, Alberto Contador s'inventa pure di questi svaghi. Sull'ultima salita di Macugnaga, a sei chilometri dalla fine, vede lì a fianco il fedelissimo Tiralongo, che solo per problemi contrattuali non l'ha seguito quest'anno nella nuova squadra. La maglia è diversa, il legame è sempre lo stesso. «Paolo, è il momento, vai adesso». Non è più il suo capitano, probabilmente tornerà ad esserlo l'anno prossimo, ma lo dirige come se lo fosse ancora.
Tiralongo è un siculo trapiantato nel Bergamasco, in undici anni di carriera non ha mai vinto niente. Contador decide di cancellare quello zero, di regalare un po' di estasi al più fedele e al più oscuro dei suoi collaboratori. Tiralongo parte e scarica sui pedali anche l'anima. Alle sue calcagna si butta lo spagnolo Rodriguez, e la cosa non piace alla munifica maglia rosa. Rischia di rovinare il suo regalo. Ecco allora Contador riprendere in mano la regia e catapultarsi sull'inseguitore, annullandone i rischi. Tutti lo definiscono un bel gesto di amicizia e di ciclismo taglio umano. In realtà lo è soltanto perché nessuno cerca di mascherarlo: una volta tanto, è smaccatamente chiaro, sfacciatamente trasparente.
Ai piedi del Monte Rosa, una maglia dello stesso colore scorta e protegge con tutti i riguardi lo sfinito gregario vincitore. La fotoricordo immortala un volto sfigurato dalla fatica e stravolto dalla felicità, alle spalle un altro volto molto meno affaticato, ma ugualmente compiaciuto e gioioso, perché alle volte la felicità dell'amico vale più della propria felicità. Pochi attimi dopo, l'unico avvenimento in chiave di classifica: un ottimo Nibali approfitta del finale favorevole a Scarponi per staccarlo e portargli via una manciata di secondi, preziosissimi nel ben noto duello alle spalle di Contador: la dote di Scarponi adesso è ridotta a 34''.
Allora, ricapitolando: dopo i ragazzini Ulissi e Capecchi, Tiralongo confeziona il tris azzurro nelle ultime tre tappe, anche se la sua vittoria vale metà, dato il decisivo gesto di Contador: facciamo due e mezza e non se ne parli più. Contador è una pasqua: «Paolo se lo merita. Anche se questa vittoria alzerà la sua quotazione, spero l'anno prossimo di riaverlo al mio fianco». Tiralongo è una pasqua, un natale e un capodanno tutto assieme: «Ho aspettato undici anni per vincere. Dico solo grazie a Contador: è un amico vero». Sul palco del "Processo", Gimondi contempla lo show al fianco del suo Contador, al secolo Eddy Merckx, apertamente recriminando perché quello toccato a lui non regalava neanche il circuito del fagiolo bianco. Con sorriso candido, così il Cannibale spiega: «Felice, dai, i regali si fanno a Natale».
Mentre si riapre l'eterna discussione sull'etica del regalo - chi lo trova poetico, chi non lo trova sportivo -, il Giro prende la rincorsa per il finalissimo del week-end. Oggi ultimo tappone, con il Colle delle Finestre - quasi 9 chilometri di sterrato - e quindi l'arrivo sul Sestriere, poi la crono milanese manipolata geneticamente per esigenze elettorali (partenza spostata dal Castello Sforzesco alla Fiera di Rho, come dire dalle Maldive a Gabicce). Tutto il senso della questione sta del derby italiano per il secondo posto, primo degli umani, tra Scarponi e Nibali. Scarpa è in vantaggio, ma sembra un po' in calo come condizione: «Sono stanco, molto stanco», confessa a Macugnaga, dove perde secondi preziosi. Nibali ha i vantaggi della discesa dalle Finestre, molto carogna, e della crono di domani. Il resto è quasi epopea, perché qui tutti i giorni c'è gente che sfacchina sotto grandine e bufere, lasciando sulle strade d'Italia il quotidiano tributo di ossa e di cute. Negli ultimi chilometri, l'americano Lewis si schianta contro uno spartitraffico e finisce in ospedale (gamba rotta). Con lui finisce giù il valoroso Pinotti, la prima maglia rosa: per lui il crak è al bacino. Che però non gli impedisce di scrivere comunque la quotidiana rubrica-diario per il giornale della sua città, L'Eco di Bergamo. Dal nostro fratturato speciale.