Contador vince ma il vero trionfatore resta il sospetto

Come Basso, fu rispedito a casa dal Tour 2006: era nella lista dei clienti di Fuentes. Ma in patria hanno subito archiviato tutto

Più forte dell’«Operacion Puerto», più forte di un aneurisma che lo colpì nel 2004, più forte dei sospetti: per ora.
Alberto Contador vince il Tour de France a soli 24 anni, 12 anni dopo Miguel Indurain, il «Penta Campeon» di Pamplona. Da sempre considerato un talento assoluto del ciclismo spagnolo, Contador per sempre si porterà dietro le ombre ingombranti di Manolo Saiz, il suo direttore sportivo, e di Eufemiano Fuentes, il ginecologo delle Canarie con la passione per l’autoemotrasfusione, figura centrale di tutta l’«Operacion Puerto».
L’inchiesta doping più grande di Spagna esplode nella penisola Iberica e risparmia tutti i corridori spagnoli (chi oggi non corre è solo perché non ha trovato squadra). È il 26 maggio 2006 quando il direttore generale della Guardia Civil, Johan Mesquida, che orchestra le prime operazioni, ferma il dottor Eufemiano Fuentes, il biker professionista Alberto León, il direttore sportivo della Comunidad Valenciana José Ignacio Labarta e José Luis Merino, responsabile di un laboratorio di analisi cliniche, e Manolo Saiz, team manager della Liberty Seguros, che viene rilasciato per problemi fisici dopo una notte in carcere.
In questa inchiesta finiscono molti corridori, Ullrich e Basso sono i nomi più roboanti, ma ci sono anche quelli di Heras, Jaksche, Caruso e Scarponi. Nel primo dossier, quello di 39 pagine, che sarà utilizzato dagli organizzatori del Tour e dall’Uci per far pressioni sulle squadre, affinché a loro volta impugnino il «codice etico» in modo da allontanare i corridori sospetti, c’è anche il nome di Alberto Contador. A pagina 31 la Guardia Civil di Madrid cita il documento 3, cioè una cartellina della Liberty Seguros (l’allora squadra di Contador): il nome del vincitore del Tour è a fianco di altri 16 corridori.
Le squadre, alla vigilia del Tour, impugnano il codice etico e votano all’unanimità per l’allontanamento di tutta l’Astana, la Liberty che nel frattempo ha cambiato nome trovando la sponsorizzazione di petrolieri kazaki grazie a Vinokourov. A casa tutti i sospettati. A casa anche Contador, ma pochi giorni dopo la Federazione spagnola lo scagiona. Come? Semplicissimo. Vanno a chiedere a Eufemiano Fuentes (tanto per dar l’idea del rigore iberico, poco tempo fa il dottore delle Canarie ha partecipato come relatore ad un meeting organizzato dal Coni spagnolo) se tra i propri assistiti c’è Contador. Lui risponde di no. Tanto per rendervi edotti, alla stessa domanda sui suoi rapporti con Basso e Ullrich, il ginecologo risponde allo stesso modo: «Non li conosco».
La Federciclismo spagnola archivia tutto e tutti. La magistratura ordinaria alza bandiera bianca: non si può fare nulla – dicono -: al momento del reato la legge antidoping non era in vigore. Quindi, ciccia. La Federciclismo spagnola potrebbe aprire dei processi sportivi ma non le pare vero di chiudere tutto nel cassetto. Archiviano anche le posizioni dei nostri Scarponi e Caruso, entrambi in forza alla Liberty di Saiz e compagni di squadra di Contador. Il futuro vincitore del Tour intanto lascia Saiz immerso nei suoi problemi e va alla Discovery Channel, mentre Scarponi e Caruso scelgono l’Italia: uno alla Acqua & Sapone, l’altro alla Lampre. Da italiani tesserati in Spagna diventano italiani tesserati in Italia: è la loro fine. E che dire dei mezzi di informazione spagnoli? Dopo aver regalato scoop a ripetizione come d’incanto smettono di elargirne, soprattutto quando Fuentes dice chiaramente che nell’affaire non c’erano solo corridori, ma calciatori, tennisti e atleti in genere. El Pais scrive delle dubbie frequentazioni di Nadal, Ronaldinho e Zidane, tutti con il peso del sospetto di esser clienti di Fuentes, il quale pochi mesi dopo lo scandalo a Cadena Ser, dichiara: «Mi hanno minacciato, non posso fare altro che tacere. Per il mio bene». E dello sport spagnolo.