Contadorissimo E dietro il fenomeno è derby d’Italia

nostro inviato al Nevegal

Pare, si dice, forse, chissà: Contador potrebbe vincere il Giro d'Italia. I veggenti che fino all'altro giorno, sul Gardeccia, lo vedevano «affaticato, nervoso, in difficoltà», al punto «che da qui a Milano può succedere di tutto», cominciano a fiutare il clamoroso risultato. Sotterrati di imprese, anche gli ispirati commentatori del palco Rai ci stanno arrivando. Benvenuti. E pazienza se qui si sta correndo per il secondo posto già dal primo giorno, perché avere Contador in una corsa a tappe significa semplicemente questo. Soltanto pochi zucconi fingono di non capirlo. Vanno convinti a forza di mazzate. E difatti questo sta facendo Contador: ogni giorno, una mazzata. Anche la cronoscalata del Nevegal non si discosta dalla scalata dell'Etna, del Grossglockner, dello Zoncolan, del Gardeccia: lui extraterrestre, gli altri a distanze siderali.
Vederlo salire da Belluno con quel suo ritmo da frullatore è spettacolo unico. In certi punti, quando l'enorme folla gli si stringe troppo vicina, sembra fenderla in wind-surf. Alla fine della corsa sale sul palco e indica a tutti il cielo, chiedendo silenzio con gli occhi umidi. Cos'è, un trionfo triste? «I trionfi non sono mai tristi - spiega -: questo è un trionfo cui tengo tantissimo, perché voglio dedicarlo al mio amico Tondo Volpini, morto l'altro giorno in quel modo così incredibile. Dico grazie alla gente italiana, che ha capito il momento e mi ha reso più lieve questa giornata. Sarò sempre grato a questa terra, in certi momenti mi sembra di non provare nemmeno fatica, perché sono i tifosi che mi mandano avanti».
Maglia rosa nazional-popolare, taglio umano che piace molto sul traguardo di Nevegal. E' una giornata bella e importante, perché emette un risultato signorile fino alla perfezione: dopo E.T c'è l'Italia terrestre e valorosa di Vincenzo Nibali e Michele Scarponi, degnissimi avversari di cotanta classe. I distacchi sui 12,7 chilometri di cronoscalata sono pesanti: rispettivamente 34'' e 38''. Ma tornando per un attimo al Giro dei se e dei ma, quello che non prevede Contador al via per motivi di opportunità, oppure Contador eventualmente squalificato dal Tas nel processo di giugno per il doping dell'ultimo Tour, allora è possibile parlare di grande duello. Stavolta vince, anche se di poco, Nibali. Il Picciotto firma una prova molto rassicurante: sul suo stato di forma, sulla sua tenuta nervosa, sul suo effettivo spessore di uomo da grandi giri. Certo, non ci vorrebbe Contador tra i piedi. «Sì, ma lui c'è, quindi arrivare subito dopo Contador è un ottimo risultato. Ormai si corre per il secondo posto, per l'Italia è bello che ce lo giochiamo io e Scarponi. Sto dando il meglio, non ho nessun rimpianto».
Questo derby tricolore dietro Contador, questo duello accesissimo per il Giro dei se e dei ma, è quanto ci resta per le ultime tappe. Terreno per risolverlo ne resta ancora molto, a cominciare dalla lunga discesa odierna arrivando a Tirano, per non parlare del tappone piemontese di sabato con Colle Finestre e arrivo al Sestriere, nonché della stessa crono finale di Milano (avvertenza per l'uso: il Prefetto ha obbligato il Giro a spostare la partenza da piazza Castello alla Fiera di Rho, causa elezioni: cos'è, si sono accorti adesso dell'avvenimento?).
Nonostante Nibali e Scarponi si giochino molto, tira una certa aria di delusione per questo epilogo troppo monotono e Contadorizzato. Fatico a capire: questo Giro chiuso non s'è nemmeno mai aperto, perché è deciso dal giorno in cui Contador ha annunciato la sua iscrizione. Se mai, la vera sorpresa è l'entità di questo Contador. Il veterano Garzelli, che pure ne ha viste, non esita a definirlo «il migliore Contador di sempre». Anche senza riscontri troppo tecnici, è forte l'impressione che abbia tutte le ragioni. Guardiamola dal lato giusto: un simile Contador non mortifica il Giro, ma lo esalta, come tutti gli artisti che firmano un capolavoro. La vera mortificazione, se mai, arriverà solo a giugno, quando la maglia rosa affronterà davanti al Tas il suo vero Mortirolo.