Il «contagio» passa l’Atlantico in Europa salvataggi a catena

Fortis in Belgio, Hypo Re in Germania, B&B in Inghilterra. Draghi: «Siamo solidi». Il premier: «Sono sereno»

da Milano

«Quando i maiali volano», si leggeva ieri sul sito del Wall Street Journal. I maiali, in inglese, si chiamano «Pigs», che per il principale quotidiano finanziario del mondo è diventato un acronimo di quattro paesi europei: Portogallo, Italia, Grecia, Spagna. Qui la crisi finanziaria ha fino ad ora risparmiato le banche nazionali: nessun crac, nessun salvataggio di Stato. E i maiali europei avrebbero le ali perché seguono modelli di sviluppo ben diversi da quelli anglosassoni. In Spagna Santander e Bilbao fanno i conti con un sistema di vigilanza creditizia assai più severo che in Usa o Gran Bretagna; Portogallo e Grecia, rispettando l’indole tranquilla dei loro popoli, hanno istituti tanto prudenti quanto di dimensioni ridotte; infine c’è l’Italia, dove le banche sono sane per un altro motivo ancora, secondo Wsj: le aziende di credito si dedicano per lo più al mercato interno (Intesa fa l’83% dei suoi ricavi in Italia) e in una situazione di scarsa concorrenza mantengono alti i margini caricando i costi sui clienti. Ma per quanto tempo i maiali continueranno a volare?
Silvio Berlusconi ha ieri lanciato un messaggio tranquillizzante: si è detto «sereno: l’Italia non è il Paese della finanza, ma il Paese manufatturiero per eccellenza». Ma Giulio Tremonti, ministro del Tesoro, chiederà nuovi lumi, oggi stesso, al Cssf, il «Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria», a cui partecipano il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, il governatore di Bankitalia Mario Draghi, il presidente della Consob Lamberto Cardia e il presidente dell’Isvap (l’Authority delle assicurazioni) Giancarlo Giannini. Tremonti, che lo presiede, ha convocato il Cssf per la terza volta in tre settimane. Nell’ultima, pochi giorni fa, l’incontro si era concluso con le rassicurazioni di Draghi sulla sicurezza del sistema nazionale. Ma ieri, in Borsa, è stata una débâcle per i valori di banche e assicurazioni e Tremonti vuole sapere se è veramente tutto tranquillo.
La paura si chiama «contagio»: il weekend, con la coda della drammatica riapertura dei mercati di ieri, ha mostrato che il virus del crac ha passato l’Atlantico. Infischiandosene, ancora prima che fosse bocciato, del piano di salvataggio Usa. Qualche esempio? Il gruppo belga Fortis è stato salvato dall’intervento congiunto dei suoi due governi, più quello del Lussemburgo, pari a 11,2 miliardi di euro; la britannica Bradford & Bingley è costata al governo di Gordon Brown 18 miliardi di sterline (secondo crac in Inghilterra dopo Northern Rock); la banca franco-belga Dexia ha ceduto il 33% ed è pronta per un altro intervento governativo.Il bollettino prosegue in Germania, con Hypo Re che è riuscita ad aprire solo grazie a un finanziamento messo a disposizione dal governo di Berlino, per 35 miliardi. E ancora: Danimarca, con La Roskilde Bank acquisita da tre istituti nazionali; e persino Islanda, dove per colazione lo Stato si è comprato il 75% della Glitnir in crisi di liquidità. Il presidente dell’associazione dei banchieri inglesi, Angel Knight, ha detto che Bradford & Bingley «è stato l’ultimo caso di crac» in Gran Bretagna. Avrà anche ragione. Ma dopo la giornata di ieri, pensare che nel vecchio continente sia finita qui sembra inverosimile. D’altra parte ieri si è visto, per la prima volta, un embrione di concertazione tra la Fed Usa e la Bce europea nel finanziarie il mercato, cioè nell’immettere liquidità a tassi vantaggiosi. Tuttavia, nonostante i 120 miliardi che Bce ha offerto alle banche al 4,36%, le richieste hanno quasi raggiunto i 150 miliardi. Segno che la fame di liquidità è a questo punto la questione cruciale: anche se una banca non ha problemi patrimoniali, in mancanza di liquidità (cioè di fondi per onorare le operazioni) si potrebbero creare problemi. Non superabili se non ricorrendo ad aumenti di capitale (sconvenienti con queste Borse) o a dismissioni di attività in perdita. Il contagio, in fondo non è altro che questo. Draghi lo ha escluso anche ieri, per l’Italia: «La situazione del sistema bancario italiano appare adeguata a fronteggiare gli impegni degli intermediari». Il contagio è per ora respinto. Ma c’è da scommettere che l’attacco non è finito.