«Conte, addio: ti sei venduto alla Coca Cola»

da Milano

«Paolo Conte, ma perché ti sei venduto a Coca Cola?». La domanda campeggiava ieri sulla prima pagina di Liberazione, quotidiano di Rifondazione comunista. E dice del travaglio nei confronti del cantautore astigiano, accusato di tradimento. Il motivo è «l’annuncio dell’accordo tra Paolo Conte e la bevanda gassata di Atlanta in base al quale il cantautore “presta” una canzone alla Coca Cola».
La canzone è Via con me e l’articolista Gianni Lucini non disdegna una malinconica citazione del celebre refrain: «It’s wonderful it’s wonderful it’s wonderful good luck my babe... chips chips du-du-du-du-du...». Il problema è che «ora le sue note jazzate e sfuggenti faranno da colonna sonora» a uno spot della Coca Cola. Peggio: a un cartone animato il cui protagonista viaggia nel tempo e offre la bibita a personaggi storici.
Un’amerikanata che omologa la dolce melodia del più aristocratico cantautore italiano al pensiero unico della multinazionale delle bollicine. Una cafonata che «dovrebbe invadere web e sale cinematografiche» e fa gridare al «tradimento» il quotidiano di Rifondazione. Ma non di tradimento politico o ideologico si tratta («Nessuno ha mai visto Conte come un cantante impegnato»), piuttosto di tradimento onirico, affettivo, emozionale. «Si è rotto un sogno, un’illusione», spiega l’editoriale.
E dunque per Liberazione la resa della canzone d’autore alla globalizzazione si aggiunge al catalogo delle sconfitte epocali della sinistra. «Sfuma fino a consumarsi il mito del Bar Mocambo», ormai dissacrato dai neon e sfregiato dalle bottigliette di Coca Cola. L’editoriale è un grido di dolore: «I sapori e gli odori del Mocambo non sono mai stati, non potevano essere, quelli del supermercato futurista che aggredisce e ci propina una somma algebrica di inutilità ben confezionate. Adesso che è arrivata la Coca Cola tutto è cambiato. Non ci vado più». Seguirà dibattito?