Conte: «Il Milan ci dirà quanto siamo grandi»

Paura no, rispetto sì. Da parte della Juventus nei confronti del Milan. Partita scudetto o no («è presto per dirlo», ha buttato lì un Conte comunque sereno e sorridente), trattasi del primo vero esame cui si sottopone la Signora nuovo corso. Il primo match contro una grande con la G maiuscola: «Il nostro approccio non dovrà cambiare, vorremo fare la partita come sempre - è il proclama del tecnico bianconero, che ieri ha ricevuto la visita di John Elkann e Andrea Agnelli -. Il nostro avversario avrà più qualità di quanta ne avessero le squadre incontrate finora, ma il nostro discorso va portato avanti comunque. Siamo curiosi di vedere che risposte otterremo». Tradotto: se arrivassero i tre punti, potrebbe forse anche essere sdoganata la parola scudetto. In caso contrario - o peggio ancora in caso di inequivocabile ko - testa bassa e musi lunghi perché probabilmente i sogni di grandezza andrebbero rimandati. «Sarà una sfida tra una grande e un gruppo che sta studiando per diventarlo. Noi dobbiamo pensare sempre da dove arriviamo e cosa ci è successo: questo dovrà darci ancora più rabbia e altrettanta voglia».
Desiderio di guardare troppo avanti non ce n’è e forse non avrebbe nemmeno troppo senso trattandosi della quinta giornata di campionato: «Se firmerei per il terzo posto? Questa è un’imboscata: io dico solo che a oggi c’è da lavorare tanto: se lo faremo, qualche firma la metteremo anche noi. Ma le firme più importanti sono quelle che si lasciano nella storia di una società: auguro ai miei calciatori di riuscirci, come ho fatto io in passato». Qualcuno ce l’ha ovviamente già fatta, altri non ancora ma stanno lavorando per quello. E magari, proprio contro i campioni in carica, ritroveranno il miglior se stesso: è il caso di Chiellini, andato a spasso sia contro il Bologna che a Catania ma per Conte «uomo e giocatore super affidabile. Io ragiono in maniera molto approfondita sui gol subiti: la colpa non è mai di uno solo. Lui è una garanzia assoluta».
Avanti, allora: contro Ibrahimovic («valore aggiunto») ma con Pirlo che stavolta sarà da questa parte, anche se nel corso dell’ultimo allenamento ha subito una botta al ginocchio sinistro che ne mette in dubbio la presenza in campo. «Andrea è un freddo, non lascia trasparire emozioni: è un ragazzo intelligente e io sto sempre attento a cosa dice. Difficilmente dalla sua bocca escono fesserie». Chissà allora che dal confronto tra i due non sia uscito il verdetto circa il modulo giusto: un centrocampista in più (Vidal) e 4-1-4-1 oppure il tanto sbandierato 4-2-4 con Vucinic e uno tra Del Piero e Matri attaccanti centrali? «Ho la fortuna di poter scegliere e di non dare troppi punti di riferimento ai nostri avversari», chiude Conte. Le cui convinzioni estive parevano monolitiche: nel calcio e nella vita, però, le cose cambiano. Qualunque sia la scelta iniziale, è comunque pressoché scontato che in corso d’opera ci sarà spazio anche per il piano B.