Conte scrive per Celentano La coppia di Azzurro si ritrova a Rockpolitik

Il Molleggiato canterà in tv «L’indiano» il nuovo brano del maestro

Paolo Giordano

da Milano

Eddai che non è una sorpresa. È vero, sono trentasette anni che non lavorano più insieme e le canzoni di allora, quell’Azzurro o La coppia più bella del mondo, sembrano così lontane nel tempo, così eteree ormai, che sono più che altro da sfogliare nell’album dei ricordi. Però quei due sono cresciuti guardandosi da lontano e frequentandosi talvolta, più o meno coetanei, capaci di essere l’uno l’altra faccia dell’altro, la provocazione e la riflessione, la malinconia e poi il sorriso. Circumnavigando a vista, prima o poi ci si incontra di nuovo e allora Paolo Conte ha scritto un canzone per Adriano Celentano, musica e testo. Celentano canta e Conte suona uno strumento a tastiera. Il brano si intitola L’indiano e il quattordici ottobre sarà pubblicato come singolo e sarà incluso nella ristampa del cd C’è sempre un motivo, che per la prima volta di un artista italiano sarà un dual disc: da una parte la musica, dall’altra le immagini dvd con video inediti, uno dei quali girato da Tanino Liberatore.
Però la canzone.
È una ballata con un bell’arrangiamento rock, sarà il manifesto di Rockpolitik, il programma di Raiuno, il ritorno atteso/contestato/temuto di Celentano nei panni di guru televisivo, l’unico al mondo che riesce a parlare anche rimanendosene in silenzio e col silenzio fa (anche) male. Stavolta invece il brano parla chiaro se non altro perché è un inno alla libertà di espressione vista alla maniera degli indiani pellerossa, magari espressa cioè anche coi silenzi o l’inclinazione degli occhi. In televisione Celentano farà l’indiano, insomma, e già lo spot animato che da qualche settimana gira su Raiuno, con l’isola sospesa nel vuoto, sganciata dal resto ma con una rotta precisa, dà l’idea della riserva inaccessibile, del luogo apolide privo di filtri convenzionali o di besciamelle diplomatiche che omogeneizzano tutti i sapori dell’altra tv. Conte e Celentano, che si sono sempre tenuti in contatto telefonico e in questi anni qualche volta si sono incontrati a cena, l’hanno pensata circa sei mesi fa, questa canzone, si sono parlati e magari contraddetti e tra luglio e agosto l’hanno incisa: L’Indiano.
Naturalmente non si sa quando L’indiano farà il suo debutto, se alla prima o alla seconda puntata e Paolo Conte, lui così bravo a starsene lontano dal proscenio televisivo, non ha ancora deciso se andrà in scena a Rockpolitik, perché intanto una sua canzone non ha bisogno della sua presenza, si capisce subito di chi è e ti rimane accanto come un libro sul comodino. Di certo lui non ha bisogno di partecipare e anzi forse sarà più presente senza esserci, nella grandeur dello studio di Brugherio, come è stato nel suo ruolo di altro Celentano da quando nel 1967 gli scrisse La coppia più bella del mondo, che chiuse al Cantagiro l’epoca della canzonetta italiana ancora sbrigliata e diafana o quando l’anno dopo gli consegnò Azzurro con quel «treno dei desideri nei miei pensieri all'incontrario va» facendo capire che il mondo, anche quello, aveva fatto un’inversione a U.
Spiegando il perché proprio Celentano, Paolo Conte ha detto che «non volevo scrivere né una cosa qualsiasi né per una persona qualsiasi, ero molto filoamericano e i cantanti italiani non mi piacevano, con quelle voci sdolcinate, artificiose. Il pregio di Celentano è quello di rendere immediatamente intelligibile un testo cantandolo, fosse anche l’elenco telefonico. Non è una questione di teatralità, ma un modo umano, perfino banale, di interpretare una canzone. È completamente naturale ma non si perde una sillaba, si capisce tutto».
E così immaginatevi la scena: Celentano che fa l’indiano e canta L’indiano di Paolo Conte, 37 anni dopo l’ultima volta, su di un set gigantesco e pensieroso, davanti a una scenografia che ricorda la skyline di New York e che sarà per qualche settimana il centro del mondo che all’incontrario va.