Il conte al timone dell’ippica ha troppi nodi da sciogliere

In questi giorni, il ministro De Castro ha prorogato di sei mesi l'incarico di Commissario straordinario Unire al conte Guido Melzi d'Eril. La decisione ci è parsa assennata, considerando il fatto che la situazione dell'Unire in questo momento è così ingarbugliata che trovare un nuovo bravo dipanatore di matasse non sarebbe stato facile. E, del resto, il conte, con due decisioni opportune, ha recentemente tamponato contrasti collegati alla disputa del Derby del trotto ed al pagamento delle competenze alle società di corse per il mese di agosto, che rischiavano di rimaner bloccate per la sentenza del Tar Toscana, che aveva invalidato la convenzione tra Unire e la società Labronica di Livorno. La strada che aspetta Melzi per i prossimi mesi è ardua e non ci sarebbe dispiaciuto se il signor ministro avesse messo vicino al commissario un paio di consiglieri esperti come vice-commissari, come di solito si faceva in passato, per aiutarlo nel difficoltoso cammino. I due collaboratori sarebbero dovuti essere uno per il settore trotto e uno per il galoppo in quanto, a nostro parere, il primo e fondamentale problema da risolvere è quello di come ripartire equamente il montepremi tra le due branche. Dai comunicati Unagt (una sigla di allenatori-driver del trotto) viene continuamente messo in risalto che, contro i minacciati 170 milioni di euro annui di montepremi prospettato a suo tempo dal precedente segretario generale Panzironi, il conte Melzi è riuscito abilmente a racimolare poco meno di 220 milioni. Non conosciamo quanta parte della torta andrà ad un settore e quanta all'altro. Sappiamo però che la resa in scommesse che perviene all'Unire per oltre il 70% è prodotta dal trotto, mentre meno del 30% dai «cugini» del galoppo. Una tradizione perdurante da troppo tempo vuole che i premi al traguardo siano attribuiti per il 60% al trotto e per il 40% al galoppo, mentre le provvidenze per l'allevamento vengono ripartite al 50% tra i due settori. E, mentre sui prati pascolano 12.000 trottatori, tra madri e figli, di galoppatori ce ne sono poco più di 3.000.
Le assemblee degli allevatori trotto del 2004-2005 hanno votato all'unanimità una mozione che pretendeva la separazione delle casse tra trotto e galoppo, come avviene in tutto il mondo e come era sempre avvenuto in Italia sino al 1942, con l'entrata in vigore della Legge Mangelli, ma la situazione è ancora in stallo, a tutto discapito del settore trotto, che subisce danni enormi. La crisi economica in atto nel mondo ippico, che desta vivissime preoccupazioni, non riguarderebbe il mondo del trotto qualora le ripartizioni dei proventi avvenissero proporzionalmente a coloro che li hanno prodotti. Noi pensiamo che non è la qualità eccelsa delle corse che porta danaro all'ippica aumentando il gettito delle scommesse, ma la quantità degli eventi, il numero dei cavalli partecipanti ad ogni gara e la fascia oraria in cui questa avviene. Corse pomeridiane estive, con numerosi cavalli, anche non campionissimi, in ore in cui non operano ippodromi nazionali in concorrenza, e compaiono solo corse estere - di cui allora c'è necessità - anche su modestissimi campi! - rendono molto di più delle rilevanti quantità di corse serali degli ippodromi che effettuano gare in notturna, quando ad una certa ora la rete esterna si ferma, ed il gioco avviene solo sul campo di corse.