«Contentino all’ala radicale»

da Roma

«Dico mi sembra un buon nome, visto che questo provvedimento è all’insegna del “qui lo dico e qui lo nego”. Il trionfo del compromesso». Alfredo Biondi, ex vicepresidente della Camera e oggi senatore di Forza Italia, non ha dubbi. Nonostante la sua storia e le sue convinzioni laiche e liberali e un disegno di legge sul contratto d’unione solidale presentato al Senato a sua firma solo pochi mesi fa.
Come mai anche lei contrario?
«Il testo del governo è ambiguo, al punto di mascherare la realtà non di un accordo civile ma di un matrimonio simulato, anzi dissimulato».
Cos’è che più non la convince?
«Che si è ragionato esattamente al contrario di quanto avrebbe imposto la chiarezza e, soprattutto, l’articolo 29 della Costituzione che definisce la famiglia. Quello che è venuto fuori, invece, è una caricatura di famiglia».
In cosa è diverso il suo ddl?
«Non scimmiotta il matrimonio. E sottolinea la natura soggettiva e interpersonale di chi convive. Si tratta di una dichiarazione di volontà reciproca che si esprime in un contratto di solidarietà davanti a un notaio. In questo modo si sottoscrive un contratto solidale che prevede obbligazioni reciproche di carattere patrimoniale e interpersonale».
I notai costano...
«Come per il gratuito patrocinio degli avvocati, non credo possa essere un problema regolamentare la materia in modo che questo specifico tipo di contratto possa avere spese molto contenute».
Forza Italia potrebbe fare proprio il suo ddl?
«Questo non lo so. Ho in programma degli incontri con Bondi e i vertici del partito per studiare degli aggiustamenti. Vedremo».
Senatore, il testo del governo inizierà il suo iter al Senato. I laici di Forza Italia come voteranno?
«Io parlo per me, e dico che voterò certamente no. Se il governo avesse avuto l’intelligenza di lasciare la materia al Parlamento ci si poteva dire d’accordo su un testo senza militare da una parte o dall’altra dello schieramento. In questo modo, invece, la mia libertà di coscienza si va a scontrare con l’impossibilità di fare da stampella al governo».
Che al Senato rischia di non avere i voti.
«L’Udeur ha già detto che voterà “no”, come alcuni senatori a vita. Il fatto che abbiano deciso di far partire l’iter dal Senato invece che dalla Camera dove non avrebbero avuto problemi mi fa pensare che siano coscienti che il provvedimento non avrà lunga vita».
E allora perché vararlo in fretta e furia?
«Per dare alla sinistra radicale un contentino prima della manifestazione di Vicenza. Almeno Prodi può dire: “Io ci ho provato...”».