Conteso tra i genitori, finisce all’ospedale

Patrick, 10 anni, vorrebbe restare con il padre a Milano, ma il tribunale lo affida alla madre, separata e trasferita in Belgio. All’idea di partire viene colto da convulsioni

Enza Cusmai

da Milano

Patrick ha una manciata di anni. Poco più di dieci. Ma a lui pesano addosso come un macigno perché ha già vissuto un dramma familiare che lo ha provato nel corpo e nell’anima.
Patrick è un cosiddetto bambino conteso. Dal luglio del 2005 viene strattonato dalla mamma che lo pretende a tutti i costi, nonostante il piccolo voglia restare con il suo papà, che lo adora e vorrebbe tenerlo con sé. Nella contesa fa capolino il tribunale dei minori di Milano: nonostante il profondo malessere del bambino non demorde dalla decisione di affidare Patrick alla madre, ammettendo anche l’uso della forza pubblica. È una storia complessa, triste, angosciante. Patrick, è un bambino che soffre e sta fisicamente male perché rifiuta una decisione che non tiene conto delle sue necessità. Ed è finito in ospedale.
È ricoverato al San Raffaele di Milano da una settimana. Due giorni fa gli hanno diagnosticato una sindrome vaso-vagale che si scatena di fronte a situazioni di forte stress. Il ragazzino sviene, vomita, è assalito da crisi epilettiche. Sabato scorso sarebbe dovuto uscire dalla clinica pediatrica ma alla notizia di un suo ritorno coatto dalla madre il piccolo è svenuto un’altra volta proprio davanti ai medici. Da qui il blocco delle sue dimissioni. Ma nonostante la sindrome, il tribunale ha deciso di riconsegnarlo alla madre appena può stare in piedi. E se Patrick non dovesse camminare con le sue gambe? I giudici hanno autorizzato l’intervento della polizia per trascinarlo nella casa materna. Altre crisi e convulsioni? Sembra che il problema non riguardi la giustizia minorile che resta ferma sulla sua linea.
Ma perché questo accanimento? Per comprendere meglio la vicenda torniamo indietro. Di 14 mesi. Patrick e sua sorella vengono affidati a Renata P., la ex convivente di Carlo P., medico dentista milanese. La donna ha deciso di andarsene da Milano e trasferirsi a Bruxelles con un nuovo compagno. «Ho dovuto firmare l’affidamento congiunto perché mia figlia maggiore di 15 anni soffriva di una forte anoressia nervosa e non volevo creare altre tensioni – spiega Carlo -. La mamma è sempre stata poco presente – aggiunge -, lei si occupa di pubbliche relazioni. Dal lunedì al venerdì era in giro, i bambini li accudivo io».
Un ménage difficile. Poi la famiglia si sgretola. E avviene il distacco. «All’inizio i bambini li vedevo ogni due settimane, poi sono diventate tre, quattro, cinque – racconta papà Carlo - Mia figlia, ormai adolescente, si è schierata con la mamma e Patrick si è trovato emarginato in casa. Io gli ho regalato un cellulare che gli è stato tolto quasi subito. E il telefono fisso era sotto controllo, le telefonate registrate. Così mio figlio ha cominciato a scrivermi, mi spiegava che la mamma lo puniva, lo criticava per qualunque cosa e lui era sempre più solo e isolato».
Patrick si sente in gabbia. Le visite al padre si diradano, la mamma, che spesso viaggia per lavoro, a volte lo lascia in casa con la baby sitter. Il dialogo si fa inesistente.
Patrick scrive al padre implorandolo di venire a prenderlo. «Altrimenti prendo la bicicletta e arrivo a Milano da solo». Poche parole, che fanno scattare il campanello di allarme. Carlo si attiva, insiste e alla fine ottiene che i figli passino le vacanze estive con lui. Poi la ragazzina torna a Bruxelles mentre Patrick si rifiuta di seguirla. La madre denuncia l’ex convivente, si appella alla Convenzione dell’Aia: rivuole il figlio immediatamente. Il ragazzino viene sentito da un pm del tribunale dei minori di Milano. Il magistrato non dà seguito all’esposto della madre e ritiene che il bambino sia in grado di discernere. Non la pensa così il tribunale che decide, dopo aver ascoltato il minore, di rispedirlo dalla madre. Ma Patrick si rifiuta. Al momento della partenza si chiude in bagno, non vuole uscire né incontrare sua mamma. Il pm del tribunale (uno diverso dal precedente che non conosce neppure Patrick) ordina di sfondare la porta e di portare via il ragazzo. Lui, in una scena rocambolesca scappa, fa perdere le sue tracce e si ripresenta al padre a tarda sera. Il giorno dopo sta male: convulsioni e svenimenti. Da qui il ricovero e la diagnosi finale. Irrilevante secondo la giustizia minorile: il bambino deve tornare dalla madre, anche se gli provoca le convulsioni. Per il suo bene, dicono i giudici.