Contestano Fioroni: sospesi in 700

da Milano

Settecento studenti sospesi per avere scioperato contro il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni. Un’intera scuola punita col massimo delle sanzioni. Dulcis in fundo, la promessa del sette in condotta allo scrutinio del primo quadrimestre e lo stop alle gite fino alla fine del 2007. È successo a Milano, all’istituto professionale Caterina da Siena. Il provvedimento record, assunto in autonomia dalla preside, ha provocato l’ira di 45 insegnanti della scuola, che hanno stilato un documento di protesta: «I provvedimenti sono stati assunti senza sentire i consigli di classe. Se ciò fosse avvenuto si sarebbe potuto evitare di punire persino chi era in malattia». È guerra aperta.
Quasi una storia di altri tempi nell’istituto milanese di viale Lombardia. Tempi in cui prof e presidi, nei racconti di genitori e nonni, pesavano quanto un pater familias e nelle classi non volavano neanche le mosche. I fatti risalgono al 12 ottobre scorso. Gli istituti della città scendono in piazza contro il ministro, in maniera ufficiale e organizzata. Motivo: il ripristino del vecchio esame di riparazione, più varie ed eventuali. Ma al Caterina da Siena gli studenti decidono di mettere in pratica una coda di tre giorni, la settimana successiva, col blocco delle attività didattiche. Apriti cielo. La dirigente scolastica, Clara Magistrelli, va su tutte le furie, perché sulla «giornata del corteo si può passare ma sul resto...». Risultato: un giorno di sospensione per tutti (peraltro con obbligo di frequenza). Da copione col senno di poi la guerra dei numeri: settecento sanzionati, dicono gli insegnanti; 500 secondo la preside. Alla fine comunque cifre da capogiro. Forse senza precedenti. Tutti arrabbiati, qualche lacrima, genitori imbufaliti.
La questione insomma, scotta ancora, anche a distanza di qualche settimana. E lei, la preside lo ripete: «Passi per la giornata della manifestazione... Quella almeno aveva la copertura della loro organizzazione. Ma gli altri giorni erano stati solo programmati, nessuna scuola ne aveva tenuto conto. Questa insistenza mi pareva che non dovesse passare indenne».
Con il trascorrere dei giorni la dirigente su alcuni aspetti della vicenda si sarebbe «ammorbidita». Diventando anche più possibilista. Per esempio, sul sette in condotta tiene a precisare: «È una possibilità, vedremo allo scrutinio». Per il resto si vedrà. Naturalmente tutta la faccenda ha lasciato di stucco i docenti, certamente colpiti dalla quantità di sospensioni e ammonizioni. «Non si sono attivati loro - ribatte la professoressa - dunque mi sono mossa io, e l’ho fatto automaticamente». Ma le motivazioni non convincono tutti i 45 firmatari del documento di protesta; perlomeno perché a loro dire qualche «passaggio» è stato saltato.
Dice un docente: «I consigli di classe devono essere sentiti. E dev’essere la stessa preside a convocare i singoli consigli con all’ordine del giorno la proposta delle sanzioni. E questo non è stato fatto». E qui i prof contrariati parlano di «abuso di potere», con la conseguenza di creare una frattura tra le componenti della scuola. Pronta la replica da dirigente che non si fa scoraggiare: «Sì, mi sono mossa per le proteste esasperate dei genitori».