Conti esteri, la lista ai pm I nomi adesso sono 400

Caso Liechtenstein, nell’elenco anche sigle di fantasia al vaglio della Finanza. La Procura di Roma indaga contro ignoti

da Milano

Sembra avere i giorni (se non le ore) contati il segreto sulla lista dei 150 italiani - ma il numero sembra lievitare fino a 400 - titolari di conti cifrati alla banca Lgt di Vaduz, nel Liechtenstein. Dopo una serie di incertezze e di ripensamenti, il nostro ministero delle Finanze ha deciso il destino della lista ricevuta dai colleghi tedeschi. L’intero fascicolo è stato trasmesso alla Procura di Roma che ha aperto una inchiesta contro ignoti, ed in contemporanea ha girato il delicato elenco alla Guardia di finanza per gli accertamenti del caso.
A questo punto esistono almeno cinque copie «ufficiali» dell’elenco, il che in genere costituisce condizione sufficiente alla sua divulgazione a mezzo stampa. Una copia è nelle mani di Massimo Romano, direttore generale dell’agenzia delle Entrate. Una in quelle di Vincenzo Visco, sottosegretario uscente all’Economia. Una ciascuno l’hanno in cassaforte i pubblici ministeri Pierfilippo Laviani e Mario Dovinola, incaricati dell’inchiesta. L’ultima copia è arrivata ieri mattina al reparto della Guardia di finanza incaricato degli accertamenti. La scelta del reparto destinatario dell’incartamento alla fine è caduta sul comando provinciale di Roma, guidato dal generale Andrea De Gennaro, fratello dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, attualmente commissario per i rifiuti in Campania.
Secondo le notizie riportate ieri dall’agenzia Reuters, l’elenco totale non contiene solo 150 nomi - come si riteneva finora -, ma circa 400. Tra questi ci sarebbero nomi «in chiaro» ma anche sigle e nomi di fantasia. La Finanza dovrà ora provvedere a attribuire ad ogni conto un beneficiario preciso e a verificare se sussistono spiegazioni lecite della creazione dei conti esteri, poi scatteranno le incriminazioni per infedele dichiarazione dei redditi. Il possesso di conti esteri non è reato di per sé, ma i conti devono essere resi noti al fisco. In caso contrario scatta il procedimento tributario e - se l’importo del deposito supera una certa soglia - anche quello penale.
Il tam tam delle indiscrezioni continua nel frattempo a indicare i nominativi più disparati come componenti dell’elenco dei 150 (o dei quattrocento). Si parla di molti nomi ignoti al grande pubblico, ma anche di importanti imprenditori e di politici, anche se non di primissimo piano. Tra questi, l’unico a fare outing è stato finora l’ex ministro Rocco Buttiglione, che in Liechtenstein ha spiegato di avere insegnato filosofia e di possedere per questo motivo un conto. Proprio per stoppare il valzer delle indiscrezioni e evitare l’utilizzo in chiave elettorale delle liste, il presidente di An Gianfranco Fini ha chiesto che l’Agenzia delle entrate «una volta effettuati i riscontri» renda noto l’elenco, mentre Silvio Berlusconi ricorda che «se Visco ha delle notizie deve andare dalle autorità competenti e nelle sedi istituzionali a dirle, e non dirle a ad un giornale amico». Sul fronte del centrosinistra, è Antonio Di Pietro a invitare il governo «a fare come il governo francese» che renderà noto in Parlamento l’elenco completo dei transalpini con conto a Vaduz.
In realtà, negli ambienti ministeriali italiani si fa sapere che bisogna stare attenti alle procedure perché un uso disinvolto dell’elenco potrebbe compromettere i rapporti con la Germania, che ha spartito con i Paesi alleati il dischetto proveniente da Vaduz nell’ambito degli accordi di cooperazione europea contro l’evasione fiscale.