Conti: «Green Power sotto la lente dei fondi di Abu Dhabi»

Abu Dhabi guarda all’Enel: alcuni fondi di investimento sarebbero infatti interessati a rilevare una quota di minoranza di Enel Green Power, la società costituita dal gruppo di Fulvio Conti lo scorso dicembre per riunire gli asset di energie rinnovabili di Enel. Lo ha detto lo stesso ad, appena tornato dal World Future Energy Summit, tenutosi appunto ad Abu Dhabi.
Per Enel Green Power restano comunque aperte tutte le opzioni, dalla cessione di una quota di minoranza all’eventuale quotazione in Borsa. Così come ci sono varie ipotesi in vista per rilevare dalla spagnola Acciona il 25% ancora detenuto in Endesa: «Stiamo valutando - ha aggiunto Conti - varie opportunità. Al momento non c’è ancora una soluzione concreta. Quando ci sarà ne faremo ampia discussione in sede di consiglio». L’esborso per l’operazione, che farebbe salire Enel al 92% del colosso dell’energia spagnolo, si aggirerebbe, secondo indiscrezioni, intorno agli 11 miliardi, di cui circa 8 dovrebbero arrivare da una linea di credito con un pool di banche, il resto deriverebbe dalla cessione ad Acciona degli asset rinnovabili di Endesa. Intanto, è arrivato il via libera dalla Regione Sicilia per il rigassificatore di Porto Empedocle, un terminale da 8 miliardi di metri cubi di gas, quindi in grado di coprire circa il 10% del mercato italiano, che è di 80 miliardi di metri cubi l’anno. I lavori partiranno a breve, ma ci vorranno «dai 40 ai 50 mesi» perché l’impianto entri a regime, come ha precisato Conti. Il terminale sarà gestito dalla Nuove Energie, compagnia di cui Enel possiede il 90%, mentre il restante 10% è in mano a vari imprenditori: l’ad ha rivelato che per Enel «l’investimento sarà intorno ai 600 milioni» e che il gas sarà prevalentemente di provenienza nigeriana, anche se «c’è spazio per altri accordi di fornitura con Paesi a noi tradizionalmente vicini come Algeria, Egitto, Qatar e gli Emirati Arabi Uniti».
Tempi lunghi, «ma non infiniti», infine, quelli per il ritorno al nucleare in Italia: prima di cominciare a parlare di possibili siti, però, Conti invita ad aspettare il quadro legislativo. «Nell’arco di 10 anni si può avere una centrale nucleare funzionante, ma serve una spinta da parte del Parlamento e del governo».
Da Bucarest, intanto, Carlo Tamburi, direttore della divisione internazionale di Enel, ha tratteggiato lo scenario delle attività estere: Enel punta a far salire al 55-60% entro il 2013 la quota di fatturato realizzato all’estero e, in quest’ottica, guarda con interesse alle attività avviate nell’Europa dell’Est a cominciare dalla Romania, dove investirà circa 700 milioni nei prossimi 5 anni e dove si candida a fare da polo d’attrazione anche per le altre imprese italiane del settore elettrico.