Conti: «Ora Endesa è stabile Nessun problema col debito»

I tempi delle grandi fusioni tra le ex municipalizzate sono finiti: quella tra Iride ed Enìa è in dirittura d’arrivo, ma sarà l’ultima. Quanto a Edison «è una opportunità». Giuliano Zuccoli, presidente del consiglio di gestione di A2A, la società nata dalla fusione di Aem Milano e Asm Brescia, ha definito le voci di una possibile integrazione con Foro Buonaparte «messaggi di peso non da poco. Ha senso scriverli se c’è un riferimento concreto, altrimenti mi chiedo perché e come si possano dire certe cose». Insomma, un’opportunità con qualche grattacapo. Così ha varato il piano 2009-2013 che prevede investimenti per 2,8 miliardi. E in più conferma di essere disponibile ad acquistare la quota Edison che eventualmente Edf mettesse in vendita, o a rilevare quella del finanziere Zaleski. Non è un po’ troppo, considerando che i debiti ammontano a poco meno di 3,5 miliardi? «No, è un piano pluriennale sostenibile. Con Brescia c’è un clima molto rasserenato, condividiamo gli obiettivi, c’è attenzione alle esigenze locali. Ci sono asset che contengono un valore inespresso e che possono tranquillamente servire a modificare la posizione finanziaria senza toccare l’ebitda: possiamo portare a casa almeno 600 milioni. A fine marzo andrà a posto l’ultimo tassello con la separazione degli asset di E.On Italia e l’acquisizione delle centrali di Monfalcone e in Calabria. Il passo successivo sarà fare ancora crescere il settore ambientale, dove siamo già il numero uno in Italia».
Cominciamo dalle centrali, che cosa farete in futuro?
«Con le acquisizioni da E.On arriveremo a 6mila negawatt di potenza installata e saremo uno dei maggiori produttori italiani. Finora abbiamo fatto solo interventi di ammodernamento e oggi non val più la pena farne delle nuove: ce ne sono già troppe.
Un grosso tema è come contare Edison: io la vedo come un’opportunità. Se va in aggiunta ai 6mila Mw vuol dire che diventiamo il numero due in Italia nella generazione».
E poi dovete anche vendere l’energia...
«La vendita di elettricità passa per tre canali: Borsa, grossisti, retail. Noi siamo tra i primi venditori alla Borsa elettrica, il che vuol dire avere un’organizzazione che funziona 24 ore su 24, e non abbiamo neppure problemi con i clienti grossisti. Nel retail c’è un confronto con l’ad Edison (Umberto Quadrino, ndr). È un mercato che presuppone una struttura che può avere solo chi fa la distribuzione: è molto difficile che possa fare retail chi non ha la distribuzione».
E nel gas? Ormai senza gas non si vive...
«Abbiamo un contratto di approvvigionamento con l’Olanda da tre miliardi di metri cubi l’anno tramite Plurigas. Poi c’è una joint venture con Gazprom per un miliardo di metri cubi e infine Edison fa cose importanti nel gas: a Rovigo entro l’estate diventerà operativo il rigassificatore, è in progetto il gasdotto con l’Algeria e, sia pure con qualche problema in più, anche quello con la Grecia».
Lei ha accennato all’importanza che darete al settore ambiente. Volete diventare un polo aggregante?
«È difficile un’operazione simile in un settore dove ci sono molti operatori. Piuttosto in Lombardia ci sono province dove contiamo di giocare un ruolo. C’è anche la partita delle Regioni in crisi: oltre alla Campania, dove ci è stato affidato un compito importante, c’è il problema che se non viene affrontato al più presto scoppierà in Puglia, e poi forse il Lazio. Il ciclo dei rifiuti richiede grandi investimenti, ma offre redditività accettabili».
Quindi avanti così, addio al modello Rwe?
«Sì, le grandi aggregazioni sono finite, funziona il modello federale che lascia indipendenza sul locale e crea opportunità nell’approvvigionamento. Alla Rwe ci stiamo avvicinando da soli: siamo tra le prime 10 società industriali quotate in Borsa».