Conti, il premier gela Veltroni: "I suoi rimedi? Di corto respiro"

Stizzito dalle critiche, il Professore demolisce la ricetta economica del futuro leader del Pd: "Inutile pensare a patrimoniali". Un esponente ds del governo: "Dopo un anno siamo già un morto che cammina"

Roma - La «Veltronomics»? «Di corto respiro», secondo Prodi.La stilettata al prossimo leader del Partito democratico, che il premier vive sempre più come un’ingombrante alternativa-ombra a sè medesimo, arriva alla fine di una lunga e faticosa giornata. Passata a parare la gragnuola di colpi alla sua Finanziaria piovuti da Bruxelles e da Roma. A prendersela con le «anime belle» che lo attaccano, a rispondere a brutto muso alle critiche di Almunia e agli invadenti rimproveri della Commissione europea; alle stilettate del governatore Draghi e agli allarmi della Corte dei conti.

Ma a sera si capisce che c’è un ultimo e più fastidioso sassolino che Romano Prodi vorrebbe togliersi dalla scarpa. Ed è un sassolino tutto fabbricato a casa sua, nel «suo» partito.

A sera, infatti, il premier boccia con asprezza Walter Veltroni. Non ne evoca il nome, ma la sostanza c’è tutta: la ricetta «choc» contro il debito, avanzata due giorni fa dal prossimo leader del Pd e celebrata ieri dai principali giornali in «singolare coincidenza» con la bocciatura di Almunia, per Prodi è tutta da buttare. I giornalisti gli chiedono, maliziosamente, un commento sull’ipotesi di cessione dei beni statali per dare una «risposta radicale» al problema di un debito pubblico «insostenibile», come ha detto il sindaco di Roma. E lui replica duro: «È inutile pensare a patrimoniali e ad altri rimedi di breve respiro: il debito si paga con un’economia virtuosa». E aggiunge: «Io voglio rifare l’economia italiana, è con questo che si paga il debito».

Fuffa veltroniana, insomma, secondo il premier. Niente più di «uno spot» elettorale, come dice il dalemiano Michele Ventura. Anche se nel governo c’è chi, come un autorevole ministro diessino che non ama troppo Veltroni, sospira: «Forse ha ancora una volta ragione D’Alema, e con questo clima e questo montare dell’antipolitica l’unica possibile carta da giocare contro Berlusconi è quella di Walter, che almeno di immagine e comunicazione se ne intende».

A Palazzo Chigi l’uscita del candidato alle primarie sulla necessità di «aggredire il debito pubblico con manovre straordinarie», la promessa che sarà il «suo» Pd a farsene promotore, la denuncia di un «Paese fermo perché non c’è fiducia» non sono state digerite per nulla. Anche perché era l’ennesimo «controcanto» di Veltroni al governo, come ha denunciato Rosy Bindi, e arrivava dopo uno stillicidio di sfide, prese di distanza e critiche appena velate: sulle tasse, sul taglio dei ministri, sulle riforme, su ogni cosa.

Ma soprattutto, ad allarmare Prodi è stata l’accoglienza che idee «di breve respiro» come quella sugli immobili pubblici per risanare il debito hanno ottenuto sulla grande stampa italiana. A cominciare da quell’esplicito editoriale del Corriere della Sera di ieri, che accreditava niente meno che un «inedito asse Veltroni-Almunia» e accusava lui, il suo ministro dell’Economia e la sua Finanziaria di avere «perso la grande occasione dell’extragettito» per tener buona Rifondazione e «finanziare la spesa corrente». Invece di imboccare quella «via giusta» indicata da Walter. Quel Walter elogiato da Montezemolo, celebrato dal Corriere, sostenuto da Repubblica con un intento preciso, sospetta Prodi: indebolire lui. Mettere sotto assedio il suo governo. Preparare il terreno a quel distacco della spina che un membro del governo vicino a D’Alema vede ormai vicino: «Dopo poco più di un anno, siamo già un morto che cammina».