Conti, Prodi punta sulla strategia dell’allarme

Avviso agli alleati: «Attenti ai cecchini che durante l’estate uccidono le buone idee»

Gian Battista Bozzo

da Roma

«Gli italiani devono essere tutti preoccupati». «I conti sono peggiori di quelli del ’92». E ieri, durante l’incontro con Regioni, Province e Comuni, Tommaso Padoa-Schioppa ha ribadito: «La manovra bis sarà coerente con la situazione dei conti pubblici: la cura sarà pesante, un malato grave non si può guarire con l’aspirina. E attenzione ai cecchini che, durante l’estate, uccidono le buone idee». Non una cifra, però, non una misura concreta da parte del ministro dell’Economia che parla genericamente di tagli in quattro settori: previdenza, sanità, pubblico impiego, enti locali. La strategia dell’allarme continua. Con il rischio, forse ancora non ben presente a tutti, di far danni all’economia. Qualche primo segnale incomincia ad arrivare: in giugno, l’indice di fiducia dei consumatori calcolato dall’Isae è arretrato, dopo un forte aumento in maggio.
La strategia dell’allarme sarebbe stata discussa, la settimana scorsa, fra Romano Prodi e il presidente della Confindustria nell’incontro in cui il Professore ha ribadito la promessa di tagliare di cinque punti il cuneo fiscale, ma dal 2007. A Luca di Montezemolo, il premier avrebbe chiesto di sostenere la denuncia del governo sulla gravità dei conti pubblici. Il presidente degli industriali si è allineato: ancora ieri, ha affermato di «condividere pienamente» le affermazioni di Padoa-Schioppa. Anche se il suo vice Andrea Pininfarina, in un’intervista, ha precisato: «Una manovra da 40 miliardi ci preoccupa perché non vorremmo che chiudesse quello spiraglio di ripresa alla quale le imprese hanno contribuito. Il governo - ha aggiunto Pininfarina - rinvia al 2007 il taglio del cuneo fiscale, ma aumenta subito l’Irap per rimediare al buco sanitario».
Il rischio è che un Paese impaurito dall’entità di una non meglio precisata «manovra-stangata», si fermi. L’indice Isae della fiducia dei consumatori in giugno è sceso rispetto a maggio «e il peggioramento - rileva l’Istituto di analisi economica - è dovuto in particolare al deteriorarsi delle valutazioni sulla situazione economica del Paese, che potrebbero essere influenzate dalle notizie negative emerse circa lo stato dei conti pubblici». L’indice di fiducia peggiora soprattutto nel Nord e nel centro Italia, cioè nelle aree produttive del Paese, raggiungendo i minimi del 2006. In molte imprese - soprattutto le medie e le piccole che hanno pochi vantaggi dal taglio del cuneo fiscale - serpeggia l’inquietudine. I commercianti temono l’aumento dell’Iva e una «stretta» sui controlli fiscali: cosa, quest’ultima, che si sta puntualmente verificando. L’Agenzia delle Entrate controllerà non solo il rispetto delle soglie di reddito negli studi di settore, ma anche la «coerenza» di alcune voci dichiarate in bilancio. In caso di incoerenza, l’accertamento scatterà subito.
La relazione fra notizie di stampa ed economia è stretta, e ben nota agli esperti. «È estremamente pericoloso fare dichiarazioni che possono essere interpretate in senso opposto a quello auspicato», commenta l’economista Giuseppe Pennisi che ha studiato la newsmetrica nel caso dei prezzi al consumo durante il cambio fra lira ed euro: «Allora, gli aumenti non sono stati generalizzati. Ma nei settori per i quali la stampa ha parlato di rincari abnormi - spiega - gli aumenti ci sono stati per davvero». È dunque possibile che i titoloni dei giornali su conti pubblici e manovra abbiano un effetto depressivo?
Di questo parere è gran parte del sindacato. «L’allarmismo è eccessivo - osserva il segretario della Cisl Raffaele Bonanni - e soprattutto chi si picca di essere un esperto dovrebbe essere molto cauto. Da un mese e mezzo ci si dice che le cosa vanno peggio che nel ’92, ma siamo stufi di sentire queste dichiarazioni senza che nessuno ci parli con precisione di numeri e di misure da prendere». Cisl e Uil sono contarie alla manovra-bis: temono che deprima l’economia. «Non possiamo puntare prima al risanamento, poi alla crescita», osserva Luigi Angeletti. «Il rischio è che la ripresa ci sfugga. Vorremmo - spiega Bonanni - un governo impegnato a riempire il secchio del pil, piuttosto che a svuotare il secchio del debito. Avremmo bisogno di un clima di fiducia perché se il clima generale è depresso, la stagione economica diventa mesta. Ma attenzione - avverte il segretario cislino -: noi non affidiamo a nessuno la sorte dei lavoratori, men che meno ai banchieri. Non ci vengano a parlare di moratorie nei contratti del pubblico impiego, o di simili amenità».