Conti pubblici, verdetto tra 15 giorni

Il premier: «Manovra bis? Non abbiamo ancora deciso». Una task force di economisti al lavoro per verificare l’effettivo rapporto tra deficit e pil

da Roma

Dopo tante parole, spesso in libertà, sui conti pubblici arriva il momento dei fatti. Ieri gli esperti del ministero dell’Economia, della Banca d’Italia, dell’Istituto di statistica e dell’Isae hanno tenuto la prima riunione della cosiddetta «commissione Faini», incaricata da Tommaso Padoa Schioppa della verifica sulla situazione della finanza pubblica. In una quindicina di giorni, la commissione guidata dall’economista Riccardo Faini dovrà far sapere se la proiezione del disavanzo 2006 sarà pari al 3,8% (come stimava l’ultima Relazione previsionale e programmatica), oppure al 4,1% previsto dalla Commissione Ue, o ancora il 4,2% stimato dall’Ocse, o il 4,5% vaticinato dal viceministro Vincenzo Visco. Una differenza che vale fra gli 0,3 e gli 0,7 punti percentuali di prodotto interno lordo. Per quanto riguarda il 2005, invece, fonti dell’Istat indicano che, «almeno per il momento sono confermati i dati già forniti sui conti pubblici», ovvero un rapporto deficit-pil al 4,1% compreso l’utilizzo degli swap sui titoli pubblici concessi dall’Unione europea.
Le conclusioni della cosiddetta due diligence dovrebbero giungere prima del prossimo Ecofin del 6 e 7 giugno prossimi. Già stasera, comunque, il neo ministro dell’Economia incontra il commissario europeo agli Affari economici, Joaquin Almunia. Un primo contatto «di cortesia, e chiaramente non risolutivo», dicono al ministero; ma che servirà anche per verificare la possibilità del rinvio di un anno per il rientro sotto il limite del 3% nel rapporto deficit-pil. «Non bisogna dar per scontato che quest’anno sia già perduto. Sono passati solo 5 mesi del 2006 e la situazione dei conti italiani può ancora migliorare - dicono nell’entourage del commissario -: la bilancia dei rischi si può invertire». Insomma, Almunia non sembra favorevole a brusche accelerazioni sul caso Italia, soprattutto dopo che la Commissione ha dato il via libera in febbraio alla finanziaria 2006 di Giulio Tremonti.
Padoa Schioppa, ieri, ha visto Mario Draghi in via Nazionale. Ministro e governatore di Bankitalia si incontreranno regolarmente, ogni settimana, è stato comunicato. Nel pomeriggio di ieri, Padoa Schioppa ha incontrato anche il presidente della Consob, Lamberto Cardia, e il ministro della Salute, Livia Turco, titolare di uno dei maggiori dicasteri di spesa.
Sulla manovra bis «non abbiamo deciso niente», conferma Romano Prodi. La decisione sulla correzione in corso d’anno o, in alternativa, di un nuovo negoziato con Bruxelles per un rinvio dei tempi di rientro del deficit sarà la prima importante prova per il governo. Perché è evidente che la politica del doppio binario (ripresa economica-correzione dei conti) per quest’anno non è praticabile. E la possibilità di un downgrading del debito italiano è sempre in piedi. «Le correzioni di bilancio non rappresentano la chiave di volta - spiegano alla Standard & Poor’s - e il governo non può migliorare i conti pubblici e allo stesso tempo stimolare l’economia, si tratta di due cose che si escludono a vicenda. Una manovra correttiva potrebbe non essere sufficiente per evitare il declassamento. Senza riduzione del debito il rating è a rischio».