Continente nero con qualche tono di bianco

Una nuova generazione africana si apre la strada con libri molto ricchi che vivono del reciproco riverberarsi tra passato coloniale, decenni di indipendenza e influsso europeo. E, anche in traduzione, si sente il gioco di echi tra la lingua imposta dai colonizzatori (e dal mercato editoriale), gli idiomi locali e le parlate pidgin.
È questo il caso di Ali Banana e la guerra del nigeriano Biyi Bandele (Bompiani, pagg. 226, euro 16, trad. Andrea Silvestri): l’epopea di un drappello di volontari africani che nella Seconda guerra mondiale combattono i giapponesi in «Boma» - la Birmania - nell’esercito di «re Joji» - l’inglese Giorgio VI. Da questa prospettiva vergine fluisce un miracoloso equilibrio narrativo che allarga sorrisi pur in un contesto atroce.
Tutto ambientato in Africa è Il venditore di passati del raffinato angolano bianco José Eduardo Agualusa (La Nuova Frontiera, pagg. 138, euro 15, trad. Giorgio de Marchis). Félix Ventura, nero albino, inventa biografie per chi non va tronfio della propria identità. Lavoro fruttuoso in un’Angola in perenne crisi di nervi politica: il Paese trasuda «imprenditori, ministri, proprietari terrieri, trafficanti di diamanti, generali, gente, insomma, col futuro assicurato. Ciò che manca a queste persone è un buon passato». Un grande gioco nei labirinti scivolosi della memoria.
Con un altro romanzo in imminente uscita, Metà di un sole giallo, della trentenne Chimamanda Ngozi Adichie (Einaudi, pagg. 450, euro 18,50, trad. Susanna Basso), si torna in Nigeria e si torna a raccontare la guerra, in questo caso la carneficina anni ’60 per l’indipendenza fallita del Biafra. Di nuovo sangue e la drammatica fatica di identità nazionali in conflittuale costruzione.