Continua a suon di manganelli la campagna elettorale di Putin

Forse Putin non è così forte come sembra, altrimenti non si spiegherebbe la repressione contro un movimento di opposizione, «Altra Russia», fondato dall'ex campione del mondo di scacchi Garry Kasparov e in grado di mobilitare poche migliaia di persone. A San Pietroburgo erano addirittura in 500, molte meno rispetto ai 2500 che hanno protestato sabato a Mosca. Ieri, però, la polizia è stata ancor più energica, sebbene Kasparov, anziché in piazza con i suoi, fosse in cella, condannato a cinque giorni di carcere per i disordini nella capitale.
Gli Omon - ovvero gli agenti antisommossa - hanno blindato il centro di San Pietroburgo sin dal mattino, nel tentativo di scoraggiare la gente a partecipare alla manifestazione indetta da «Altra Russia» con altri partiti, in particolare quello, di orientamento liberale, dell’Unione delle forze di destra (Sps). Molti simpatizzanti di Kasparov hanno preferito rimanere a casa, non i sostenitori del disciolto Partito Nazionale bolscevico, guidato da Eduard Limonov, che hanno tentato di marciare verso il Palazzo d'Inverno, la residenza degli zar, ma sono stati presi a randellate.
Il comizio di «Altra Russia», che era stato autorizzato dalle autorità, invece si è svolto regolarmente. Protagonista il leader dell'Sps e candidato alle presidenziali di marzo Boris Nemtsov, che ha spronato alla resistenza la piccola folla di simpatizzanti. «Ci hanno impedito di contestare Putin, ma noi oggi siamo qui per chiedere al presidente e alle autorità perché c'è tanta corruzione nel Paese», ha affermato. Poi, conclusi i discorsi si è ripetuto lo stesso copione di Mosca: duecento manifestanti, con in mano garofani bianchi per sottolineare le loro intenzioni pacifiche, si sono messi in cammino, violando le disposizioni di polizia. E la risposta degli Omon non è fatta attendere. Durissima. Hanno picchiato, manganellato, arrestando duecento persone. Tra di loro lo stesso Nemtsov, un altro dirigente del suo partito, Nikita Belykh, ed esponenti di organizzazioni politiche di orientamento assai diverso - dai liberali di Yabloko ai movimenti di sinistra come anarchici e socialisti radicali - che però in questo momento hanno deciso di unire gli sforzi per tentare di difendere quel che resta della democrazia russa. Anche due esponenti del Partito transnazionale sono stati caricati a forza sui furgoni della polizia. La maggior parte dei fermati è stata rilasciata in serata.
Ma la tensione resta alta. Domenica i russi andranno alle urne per rinnovare la Duma e il partito «Russia Unita», di cui Putin è capolista, è ampiamente favorito; forse anche perché i cittadini vengono tenuti all'oscuro: e le tv hanno censurato le manifestazioni. Solo l'Occidente sa e il Consiglio d'Europa ieri sera si è detto preoccupato.
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