Il conto delle nozze lo presentano al giudice

Una gran bella cerimonia, due sposi raggianti, invitati in ghingheri, e neanche una nuvoletta a guastare la festa: al matrimonio di quella coppia di valenzani, insomma, era filato tutto liscio. Nella prima parte della giornata. Poi è venuta la cena nuziale, preparata fin nei minimi particolari con settimane d’anticipo, primo anfitrione il padre della sposa che ha messo mano al portafoglio senza badare a spese: aperitivi, antipasti caldi e freddi, due primi, quattro secondi, carrello di formaggi, dessert, vini del Reno e della Mosella, caffé, ammazzacaffè e ammazza che conto! Della serie: «Era meglio non abbuffarsi tanto». Ma qui sono cominciati i guai. Il servizio in tavola si è rivelato meno professionale del dovuto, posate mancanti, bibite troppo calde e pietanze troppo fredde, portate che si facevano aspettare mezz’ora e più, tovaglie e tovaglioli bucati, sedie che scricchiollavano pericolosamente finché il cugino sovrappeso è andato a gambe all’aria. Classe e stile da vendere. Ma il peggio doveva ancora venire: parecchi commensali, subito dopo la cena, sono stati colti da violenti dolori addominali, seguiti da urgenti necessità fisiologiche che hanno richiesto il ricovero al pronto soccorso (prognosi: da quattro a sette giorni, salvo complicazioni). A questo punto gli sposi si sono rivolti al giudice: «Ci hanno chiesto 12mila euro, ma noi non paghiamo. Anzi, chiediamo il risarcimento dei danni morali, esistenziali e biologici». Con qualche effetto, pare, sulla prima notte.