Conto salato in banca: 204 euro l’anno

Istituti italiani ancora carissimi. Dalla relazione del governatore emergono nuovi dati: per trasferire una posizione con titoli e contanti ci vogliono 170 euro. L’allarme del Fmi

Massimo Restelli

da Milano

L’allarme sui costi applicati dalle banche ai propri clienti è stato uno dei passaggi più letti delle Considerazioni finali del governatore Mario Draghi. Che li considera un elemento chiave per favorire la concorrenza del sistema. I numeri a cui fa riferimento Draghi si trovano tra le 500 pagine della Relazione del Governatore, dove si accenna oltre al PagoBancomat e alle commissioni dei fondi comuni, anche ai costi per cambiare banca o trasferire il proprio giardinetto di titoli. Il cuore della questione si sviluppa da pagina 360. In particolare, si legge dell’indagine avviata in tandem con l’Antitrust nel dicembre del 2004, dalla quale risulta che il costo medio per chiudere un conto corrente ammonta a 34 euro.
Nel 75% dei casi esaminati, 300 gli sportelli oggetto di verifiche ispettive facenti capo a 88 banche, la spesa di estinzione era risultata inferiore o uguale a 50 euro, ma nel 6% eccede i 75 euro. Senza contare che chi possiede anche azioni, quando chiude il conto, deve pagare altre spese, quelle relative ai rapporti di custodia. L’analisi prende in considerazione i costi sostenuti dai clienti per il trasferimento delle posizioni in titoli. La spesa media in questo caso si aggira intorno a quota 101 euro che sale però a 136 euro escludendo i trasferimenti infragruppo. Il che, sulla base di queste ipotesi (peraltro molto comuni) rende la chiusura del conto ancora più salata: 34 più 136 fa 170 euro.
La stessa Bankitalia, che definisce il campione esaminato contenuto ma «statisticamente significativo», evidenzia inoltre come appaia «molto elevata» la variabilità delle condizioni applicate in generale per la tenuta e gestione dei conti.
Il 46% dei rapporti analizzati, a fronte di un canone di 76 euro annui (Bancomat incluso) e al netto degli oneri fiscali, non prevede infatti spese per le scritture contabili. Considerando tutte le voci di spesa per la maggioranza del campione si può stimare però un esborso complessivo di 204 euro. Alla spesa media annua di 66 euro (con circa 70 scritture contabili incluse) occorre infatti sommare, nell’ipotesi media di 125 operazioni annue, altri 100 euro. Cui vanno aggiunte, infine, le commissioni per servizi specifici come bonifici o prelievi presso i Bancomat di altri istituti. Fanno altri 38 euro.
Una situazione, quella italiana, messa sotto osservazione anche dal Fondo monetario internazionale. Secondo Washington, si legge sempre nel volume predisposto da Bankitalia, il prezzo dei servizi bancari nella Penisola «rimane elevato» malgrado, per quanto riguarda la concorrenza, il sistema possa considerarsi sostanzialmente in linea con gli altri principali Paesi europei.