Conto svuotato dal direttore Cliente risarcito. Solo a metà

La disavventura in uno sportello di Roma. "Prelevati" 200mila euro all’insaputa del risparmiatore. L’istituto di credito disposto a restituirne solo una parte

RomaNon era per niente contento, Ferdinando Bucchi, il giorno in cui ha scoperto che buona parte dei suoi risparmi erano volati via. Mica spiccioli, ma 199.680 euro. E non erano nascosti sotto il materasso. Erano in banca.

I quattrini in questione, spiega l’imprenditore, sarebbero svaniti nel nulla da 4 conti correnti, intestati a lui e a suoi familiari in una filiale romana della Banca Popolare di Lodi. «Dal 2005 al 2007 - sospira il 56enne romano - il mio conto si è prosciugato per decine di prelievi allo sportello che né io né i miei parenti abbiamo mai effettuato».

Quei soldi, prelevati presentando firme false, a quanto spiega Bucchi, sarebbero stati incassati dall’ex direttore della filiale, che avrebbe anche ammesso le sue responsabilità di fronte alla stessa «vittima» e a un dirigente della banca, tanto da essere in seguito allontanato dall’istituto di credito. Ma la cosa di cui Bucchi è meno contento è un’altra: a distanza di 7 mesi da quella spiacevole sorpresa, il buco nel suo conto è ancora lì. «La banca - spiega l’avvocato romano Paola Celletti, legale di Bucchi - un mese fa si è limitata a offrire 120mila euro, eppure è evidente la sua responsabilità oggettiva in questa vicenda, che ha quantomeno del paradossale».

Così Bucchi e il suo legale hanno denunciato il fatto sia alla procura della Repubblica che al tribunale civile, chiedendo in sede penale di perseguire «i reati individuabili nei fatti sopra esposti», e in sede civile la restituzione della somma «svanita» più 100mila euro a titolo di risarcimento danni.

«Tutto comincia ad aprile - racconta Bucchi - quando mi arriva a casa l’estratto conto di un finanziamento intestato alla mia convivente, finanziamento per 18mila euro che lei, però, non aveva mai richiesto». Ma le sorprese non sono finite. «Scopro che anche a casa della mia ex moglie - spiega ancora l’uomo - c’è l’estratto conto per un finanziamento dello stesso importo, questa volta a nome di mio figlio, che vive da tempo in Spagna e che, a suo volta, è caduto dalle nuvole». A confermare il tutto, arriva una telefonata. È la Bpl Ducato che sollecita a Bucchi il pagamento di una rata inevasa del finanziamento intestato al figlio.

«La cosa che mi lascia ancora incredulo è che la finanziaria della banca possa aver concesso due prestiti a chi non li aveva richiesti, senza alcuna verifica, senza aver mai visto in faccia né me né mio figlio né la mia compagna», sospira. Vista la puzza di bruciato, l’imprenditore romano si fionda in filiale. E lì incontra il direttore. «Ha ammesso di averli aperti lui, quei finanziamenti, e per la verità li ha anche rimborsati lui. Ma a quel punto gli ho chiesto che altro avesse combinato, e con la faccia contrita mi ha confessato di aver prelevato 30mila euro da conti miei e della mia ex moglie».

Ma Bucchi decide di approfondire la questione. Comincia a setacciare lo storico dei movimenti dei suoi conti e la voragine si allarga. «In breve ho scoperto prelievi che non avevo mai fatto per centomila euro nel 2005, 2006 e 2007. La cosa sembrava pacifica, anche perché in un incontro a tre tra me, il capo area di Roma della Bpl e il direttore, quest’ultimo ha anche ammesso di avermi sottratto 60mila euro solo nel 2007. Alla fine, nei 3 anni, la somma complessiva che mi è stata illegittimamente tolta è di 199mila euro».

La banca allontana il dipendente infedele. E avvia un’inchiesta interna, «che si sarebbe dovuta concludere entro il 30 settembre - spiega l’avvocato Celletti - con la presentazione di un’offerta transattiva relativa agli ammanchi del mio cliente».

Ma il termine scade, scattano le denunce e, intanto, solo a ottobre arriva la proposta dell’istituto di credito, pari al 70 per cento della prima contestazione, «che era intorno ai 160mila euro, quando ancora non avevamo finito i riscontri sui prelievi dei primi anni», racconta Bucchi. Il legale della banca, Massimo Serra, conferma che «c’è una causa in corso» ma spiega di essere vincolato all’obbligo di riservatezza: «Deciderà il giudice», conclude. E Bucchi, su questo, è d’accordo. «Ben venga il giudizio: non accetterò un euro in meno di quello che mi è stato tolto, già trovo inquietante che sia possibile che il sistema permetta che accadano cose come quella che ho subito io, ma che la banca sia responsabile dei suoi dipendenti dovrebbe essere acclarato».