Il contrabbassista Avishai Cohen suona in «trio» al Blue Note

Nel suo strumento il musicista è tra i primi cento al mondo

Questa sera (e soltanto questa sera, nei due set consueti delle 21 e delle 23.30) il pubblico del Blue Note ha la possibilità di verificare il livello artistico conseguito da uno dei migliori giovani contrabbassisti del nostro tempo, Avishai Cohen, e di constatare che questo straordinario virtuoso è stato anche capace di trasformarsi in un eccellente direttore. Cohen si presenta nel club di via Borsieri 37 con un trio che è nello stesso tempo acustico ed elettrico. Egli suonerà infatti tutt’e due i bassi, mentre Sam Barsh userà il pianoforte e le tastiere e Mark Guillana la batteria e le percussioni.
Cohen, israeliano di nascita ma americano di adozione, è stato incluso nel 2001 dal Bass Player Magazine fra i cento contrabbassisti più influenti della scena musicale contemporanea, senza distinzione di generi. Nel 2001, peraltro, Cohen era già noto da tre anni anche in Italia per aver suonato al festival di Fano nel Teatro della Fortuna con il Sestetto Origin del pianista Chick Corea, dove aveva ottenuto un clamoroso successo personale. Oltre ad aver partecipato a numerosi cd in veste di «sideman», Cohen ne vanta ben sei a suo nome, la qual cosa non è frequente per un contrabbassista: Adama (1997), Devotion (1999), Colors (2000), Unity (2001), Lyla (2003) e At Home (2005), tutti molto apprezzati.
Cohen esordisce come pianista, ma passa al basso elettrico dopo aver ammirato la tecnica esaltante di Jaco Pastorius, e infine al contrabbasso. Si trasferisce definitivamente a New York dove suona per qualche tempo come freelance, collaborando fra gli altri con Abie Rodriguez e Ray Santiago. Questa esperienza neolatina gli serve per farsi notare da jazzisti di spicco, per cui viene richiesto in breve tempo da Ravi Coltrane, Wynton Marsalis, Joshua Redman, Paquito D’Rivera, Roy Hargrove, Leon Parker e Danilo Perez. Fondamentale, peraltro, rimane per lui il sodalizio con Chick Corea che si prolunga fino al 2003, in quanto oltre al sestetto Cohen partecipa al trio, per il quale il celebre pianista sceglie soltanto solisti di altissima levatura.
L’ascolto dei suoi dischi (ma soprattutto dei concerti con complessi da lui diretti) conferma il suo progressivo itinerario di sintesi fra varie prassi musicali. In primo luogo il jazz, naturalmente, ma anche i ritmi neolatini, il jazz-rock e l’elettronica di cui è esperto il batterista Mark Guillana, nonché la tradizione musicale ebraica per la quale Cohen si giova dell’apporto della Cohen’s International Vamp Band.