Contrada accusa: «Depistaggio per incolpare la politica delle stragi del '92»

L'ex funzionario del Sisde al contrattacco nelle dichiarazioni spontanee rese al gip di Caltanissetta Ottavio Sferlazza che deve pronunciarsi in questi giorni su un pesante esposto-denuncia dell'ex 007. Smentito pure il consulente informatico Gioacchino Genchi

L'accusa, pesantissima, sta nelle dichiarazioni spontanee rese lo scorso 26 novembre di fronte al gip di Caltanissetta Ottavio Sferlazza, ora in procinto di insediarsi a Reggio Calabria come procuratore aggiunto. Ed è un'accusa che del tutto casualmente va a intrecciarsi con un caso diventato d'attualità nelle ultime settimane, quello di Gioacchino Genchi, il consulente informatico dell'ex pm Luigi De Magistris. Sì, perché Bruno Contrada, l'ex funzionario del Sisde condannato definitivamente a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, gioca il tutto per tutto e lancia accuse specifiche nelle dichiarazioni spontanee rese alla fine di novembre del 2008 di fronte al gip di Caltanissetta Ottavio Sferlazza: «C'è stato un tentativo –dice l'ex 007 – di far cadere la responsabilità delle stragi sui Servizi del '92, sul governo e sui partiti che sorreggevano il governo». E in questo quadro di «depistaggio», così Contrada lo definisce, che vede in lui il «capro espiatorio», andrebbe a inserirsi anche una dichiarazione poi rivelatasi priva di fondamento resa da Gioacchino Genchi, quella cioè che a Castello Utveggio, il grande maniero che sovrasta Palermo dall'alto di Monte Pellegrino, ci fosse una sede riservata del Sisde; e che da quella posizione privilegiata, dall'alto, fosse possibile dare l'impulso che ha fatto saltare in aria, il 19 luglio del 1992, l'auto imbottita di tritolo che uccise in via D'Amelio in giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta.
Accuse pesanti. Accuse pesanti sulle quali il gip Sferlazza - in procinto di trasferirsi a Reggio Calabria per insediarsi come procuratore aggiunto - dovrà pronunciarsi al più presto visto che sta per trasferirsi. Per quanto riguarda la sede segreta del Sisde Contrada parla di ipotesi «assolutamente assurda», chiede che siano sentiti i capo-centro dell'epoca e lancia pure un'ipotesi del perché, erroneamente, si fosse ritenuto che lì ci fosse una sede dei servizi, visto che il direttore era un ex Alto commissario per la lotta alla mafia.
Da Castello Utveggio Contrada passa alle considerazioni più generali e al tentativo di coinvolgerlo a tutti i costi nella strage di via d'Amelio, a cominciare dalla falsa notizia - smentita dai testimoni - della sua presenza sul luogo dell'eccidio pochi minuti dopo l'esplosione. Contrada ha ribadito che quel giorno era al mare, in barca, e che andò sì in via D'Amelio, ma solo in tarda serata. Quindi, unendo i tasselli, la sua teoria, quello di un preciso tentativo di depistaggio finalizzato ad addossare la responsabilità delle stragi alla politica: «Io - ha dichiarato l'ex 007 - sono stato scelto come capro espiatorio perché avevo tutti i requisiti per essere scelto come tale. Credo di avere il diritto perlomeno di difendere quest'ultimo pezzo non dico di onore, ma di immagine che mi è rimasta dopo che sono stato completamente distrutto, che è stata distrutta la mia vita».
Adesso si attende, ormai a giorni visto l'imminente trasferimento, il pronunciamento del gip Sferlazza. Il pm di Caltanissetta, Stefano Lucani, ha chiesto l'archiviazione dell'esposto. Contrada nel frattempo, per gravi motivi di salute, è agli arresti domiciliari nella sua casa di Palermo. Ma potrebbe parlare di nuovo, prestissimo, di fronte ai giudici. Per il prossimo 6 aprile è stata fissata infatti l'udienza presso la Corte dei conti, dalla quale Contrada ha chiesto di essere ascoltato dopo che lo Stato gli ha chiesto 150 mila euro di risarcimento per danno all'immagine.