Contrada, concessi i domiciliari per malattia

Accolta la richiesta del
pg. Ora è a casa della sorella: "Mi ha detto di essere stanco e si è circondato di parenti e nipotini". I legali: "Non è Provenzano, faremo ricorso"

Napoli - Accogliendo la richiesta di ieri del procuratore generale Ugo Ricciardi, il Tribunale di sorveglianza di Napoli ha concesso gli arresti domiciliari a Bruno Contrada per "la pericolosità sociale dello stesso" e "l’entità della pena sino a oggi sofferta e di quella residua". Secondo i giudici Angelica Di Giovanni e Daniela Della Pietra, in questo modo "si contemperano da un lato la tutela della salute del detenuto e dall’altro la giusta pretesa dello Stato che la pena venga espiata".

La scarcerazione Ieri il sostituto procuratore generale di Napoli Ugo Ricciardi aveva espresso parere favorevole all’istanza di scarcerazione presentata dal suo avvocato per l’ex dirigente del Sisde Bruno Contrada avanzata dall’avvocato Giuseppe Lipera per motivi di salute.

L'iter giudiziario Altre venti, analoghe richieste in passato erano state tutte respinte sia dal giudice di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere sia dal Tribunale di sorveglianza di Napoli. Ieri la prima svolta con la richiesta del sostituto procuratore generale Riccardi che aveva chiesto la sua scarcerazione. Questa mattina la decisione che è stata depositata in cancelleria, ma che non è stata ancora notificata allo studio Lipera di Catania, ma soltanto anticipata telefonicamente. Bruno Contrada ha 77 anni ed è detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere dall’11 maggio del 2007, per scontare una condanna a 10 anni per concorso esterno all’associazione mafiosa diventata definitiva dopo oltre 12 anni di processi nel maggio del 2007. Attualmente è in corso una richiesta di revisione del processo, che è stata respinta dalla Corte d’appello di Caltanissetta, e contro la cui decisione è pendente ricorso in Cassazione.

I domiciliari dalla sorella Secondo il dispositivo emesso dal Tribunale di sorveglianza campano, Contrada andrà agli arresti domiciliari a casa di una delle sue sorelle a Napoli. Lo rende noto uno dei due legali dell’ex funzionario del Sisde, Grazia Coco, che si dice "soddisfatta per la decisione dei giudici campani". "Ci speravamo moltissimo - aggiunge - anche se per venti volte ci avevano detto di noi. Gli arresti domiciliari sono un primo passo necessario visto le condizioni di salute di Contrada. Ma noi non ci fermeremo".

Il dolore dei famigliari La moglie di Contrada ribadisce "infinita fiducia nelle istituzioni": "Credo in una giustizia sempre più giusta che ridarà la vita e l’onore a Bruno Contrada, un uomo dello Stato". Adriana Contrada, moglie dell’ex 007, spera che "possa parlare, non sta bene col cuore". Poi, con la voce rotta dal pianto, ha aggiunto: "Aancora non l’ho sentito". Anche il figlio Guido, avvocato penalista, ha detto di essere "contento" anche se il padre "ha avuto sicuramente meno di quanto gli è dovuto". Poi ha assicurato all'Ansa: "Mio padre continuerà a lottare fino alla morte per dimostrare la sua assoluta estraneità alle accuse che gli vengono contestate". Poi l'avvocato Contrada ha ricordato cosa gli avesse detto il padre quando si videro in carcere un mese fa: "Possono tenermi in cella fino alla fine non è questo che mi interessa, io sono un uomo dello Stato". Il figlio dell’ex funzionario del Sisde, che ha parlato telefonicamente con la madre, non riesce ancora ad esprimere i sentimenti che prova la sua famiglia: "Dopo tante delusioni e amarezze, dopo tante batoste è difficile spiegare cosa sentiamo. Adesso dobbiamo pensare a lui, anche se non so quando ci vedremo. La prima cosa che farò sarà quello di fargli riabbracciare i suoi nipoti, Bruno, che ha tre anni, e Clara, di un anno e mezzo".

"Sono stanco, voglio tornare a casa a Palermo" "Sono contento di essere qui, ma voglio tornare a Palermo da mia moglie e dai miei figli". Sono le prime parole di Bruno Contrada riferite da sua sorella Anna. La sorella dice inoltre di averlo trovato "molto debilitato, molto magro". "Gli abbiamo chiesto se desiderava qualcosa da bere o da mangiare - ha aggiunto Anna Contrada - ma lui si è semplicemente seduto sul divano e si è circondato di parenti e nipotini".

Il legale: non è Provenzano, faremo ricorso "Non si può impedire a Bruno Contrada di tornare a casa a Palermo dalla moglie e da suoi figli per una inesistente pericolosità sociale. Non è Bernardo Provenzano....". Lo afferma il legale Giuseppe Lipera che farà "ricorso immediato contro l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Napoli che dispone gli arresti domiciliari per il suo assistito". "Le sue condizioni di salute - ha evidenziato - sono gravissime e non si capisce perchè si parla di pericolosità sociale".