Contrada deve restare in carcere L'ex 007: "Non chiederò mai la grazia"

Il magistrato di sorveglianza dopo aver esaminato le consulenze sullo stato di salute di Contrada ha respinto la richiesta di differimento della pena. Uscite le motivazioni della sentenza contro l'ex dirigente del Sisde

Santa Maria Capua Vetere - Il magistrato di sorveglianza, dopo aver esaminato le consulenze sanitarie sullo stato di salute di Bruno Contrada, depositate dalla difesa dell’ex funzionario dei servizi segreti, condannato a dieci anni per associazione mafiosa, ritiene che "non ricorrono tuttora i presupposti per accedere al differimento dell’esecuzione della pena. Nulla quaestio in merito - si legge nel provvedimento del giudice - all’istanza di detenzione domiciliare, misura che nel caso in specie può essere concessa esclusivamente dal tribunale di sorveglianza".

Uscite le motivazioni della sentenza Sono molte e ricche di riscontri le testimonianze dei pentiti contro l'ex dirigente del Sisde, testimonianze che hanno avuto un peso decisivo sulla sua condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, pronunciata dalla Corte d’appello di Palermo a febbraio del 2006 e poi confermata poco più di un anno dopo dalla Cassazione. Non solo. Contro di lui non c’è stata nessuna cospirazione per incastrarlo. Ecco perché il 10 maggio scorso, la sesta sezione penale della Suprema corte ha confermato la condanna all’ex numero due del Sisde. Le motivazioni sono state rese note soltanto oggi con il deposito della sentenza 542.

Contrada: "Io, un simbolo attaccato dalle istituzioni" "Ho avuto il torto di diventare il simbolo della polizia giudiziaria a Palermo in un trentennio di attività contro la mafia, un periodo in cui lo Stato veniva accusato di avere rapporti con la mafia. Che poi era anche vero, ma la cosa non riguardava certo il settore della polizia". L’ex dirigente del Sisde Bruno Contrada racconta la sua verità a Sky Tg24: "In tutta la mia vicenda processuale, dall’inizio, mi sono ripromesso un impegno fatto a me stesso: di difendermi e non accusare mai nessuno, e l’ho mantenuto. L’attacco è venuto da una parte che non mi aspettavo, le Istituzioni".

"Vorrei che ci fosse verità sulla mia vicenda: è vero che sono stato condannato con sentenza definitiva, ma - spiega - sono convinto che la mia vicenda giudiziaria non si chiude con questo processo. Sono convinto della necessità di una verità storica, oltre che giudiziaria. Sarebbe opportuno che una commissione parlamentare potesse fare un lavoro approfondito, degli accertamenti: so che ci sono delle proposte da parte di parlamentari per creare una commissione che tratti non solo della mia posizione ma, in generale, dei pentiti, di come sono stati gestiti e arruolati. Credo - ammette però - che sarà difficile, ci sono molti interessi contrari, principalmente della magistratura: sono sicuro che verrebbero fuori dei fatti non edificanti".