Contrada: mandatemi a Palermo o torno in cella

Contrada prosegue la sua battaglia e dice, tramite il suo legale: "Il confino a casa di Anna, trasformata in una sorta di ospedale chiuso a ogni contatto, mi rende impossibile vedere mia moglie Adriana e i miei figli. Mia moglie è malata e i miei medici stanno a Palermo. Così non posso continuare"

Palermo - "Se non mi concedono i domiciliari a Palermo, allora preferisco tornare in carcere. Chiamo un taxi e mi ripresento a Santa Maria Capua Vetere". Bruno Contrada continua la sua battaglia, secondo quanto riferisce il legale Giuseppe Lipera. L'ex funzionario del Sisde, da ieri agli arresti domiciliari a Varcaturo, in provincia di Napoli, nell’abitazione della sorella Anna, vuol tornare a casa sua, nel capoluogo siciliano. E definisce "peggiorativo" il provvedimento degli arresti domiciliari disposto dal Tribunale di Sorveglianza di Napoli che ha respinto la richiesta di differimento pena, perchè considerato ancora "socialmente pericoloso". Per Contrada "il confino a casa di Anna, trasformata in una sorta di ospedale chiuso a ogni contatto, mi rende impossibile vedere mia moglie Adriana e i miei figli. Mia moglie è malata e i miei medici stanno a Palermo. Così non posso continuare. Tanto vale tornare in carcere".

Il legale: la questura dice che non è pericoloso "Contrada è socialmente pericoloso? Atti della questura di Palermo dicono esattamente il contrario", sostiene il suo difensore. "In questi atti, che sono contenuti nel provvedimento si legge chiaramente che Contrada non ha alcun rapporto nè di parentela nè di frequentazione con ambienti della criminalità organizzata - ha spiegato Lipera - come motivano, dunque, la sua pericolosità?".

"Subito istanza e ricorso" L’avvocato Lipera spiega le prossime mosse giudiziarie che condurrà a nome del suo assistito. Domani sarà presentato al magistrato del tribunale di sorveglianza la richiesta di specificare le modalità di esecuzione del provvedimento in relazione soprattutto ai permessi medici. "Quest’uomo - ha aggiunto -, ha bisogno di infermieri, medici e medicinali e come di solito si dispone in tanti simili provvedimenti chiederemo di avere un’autorizzazione illimitata, previa comunicazione agli ordini competenti, affinchè Bruno Contrada possa in qualsiasi momento recarsi presso strutture sanitarie".
Per quanto concerne la Cassazione, ha poi spiegato, il 5 agosto in sezione feriale "discuteremo il nostro ricorso contro l’ordinanza del 3 aprile scorso che rigettò la richiesta di deferimento pena per gravi motivi di salute. Le condizioni di salute di allora di Contrada non sono diverse da quelle di oggi". Infine il 7 ottobre, sempre in Cassazione, ci sarà l’udienza per la revisione del processo.

Al telefono con la moglie: "Voglio stare con te" C’è un momento, più degli altri, in cui Contrada si è commosso. È quando ha parlato con la moglie, Adriana, e con il nipotino di tre anni, che si chiama Bruno come lui. È stato allora che la sorella Anna lo ha visto con gli occhi lucidi, pieni di lacrime. "Vorrei stare a casa con te, non è giusto - ha detto Contrada alla moglie, secondo quanto riferisce Anna - mi gira la testa, mi sento stanco. Non dovevo stare qui, ma con te e con i miei figli".