Contrada trasferito in ospedale «È grave, non può stare in cella»

Il giudice di sorveglianza dispone il ricovero: «Ma niente differimento della pena». Appello a Mastella

da Roma

«Il mio cliente può morire da un momento all’altro. La verità è che deve tornare a casa». Mentre Bruno Contrada viene ricoverato in ospedale nella tarda serata di ieri, l’avvocato dell’ex dirigente del Sisde, Giuseppe Lipera, torna a insistere sulla concessione degli arresti domiciliari. Poi l’appello al ministro della Giustizia, Clemente Mastella: «Non perdete tempo, se muore l’avrete sulla coscienza».
«Il magistrato di sorveglianza sta finalmente capendo che il mio cliente può morire da un momento all’altro - ha aggiunto Lipera -. La verità è che deve tornare a casa. E il giudice potrebbe deciderlo anche ora, senza attendere l’udienza del 10 gennaio».
«Condizioni gravissime» quelle di Contrada secondo l’avvocato, che fa riferimento alle nuove relazioni della direzione sanitaria dell’istituto di pena di Santa Maria Capua Vetere. Condizioni «incompatibili con la detenzione in carcere».
Ieri Contrada, tramite il suo legale, aveva diffuso il contenuto di una lettera che verrà pubblicata oggi dal quotidiano Il Foglio. Contrada si professa innocente e spiega così la ragione per cui non avrebbe chiesto la grazia. Perché lui, quella condanna a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, dice di averla subita ingiustamente. E di viverla come una «condanna a morte dilazionata nel tempo», scrive al Foglio. Cosa diversa è la «supplica» inviata dal suo legale a Giorgio Napolitano, perché si muova sua sponte considerate le gravi condizioni di salute del detenuto.
«All’inizio del sedicesimo anno del mio calvario - fa sapere Contrada - intendo continuare ad urlare la totale estraneità alle infamanti accuse rivoltemi. Lo farò fino a quando avrò un filo di voce che mi permetterà di rivolgermi a qualsiasi giudice disposto ad ascoltarmi. Per questo motivo non ho chiesto alcuna grazia, poiché questa riguarda i colpevoli». Una posizione che ricorda quella di Adriano Sofri. E come lui l’ex dirigente del Sisde vuole la revisione del processo.
Se il magistrato di sorveglianza ha stabilito il trasferimento in ospedale di Bruno Contrada, ha spiegato il suo legale a Sky Tg24, è perché «ha acquisito nuove informazioni sanitarie che confermano che il detenuto non è compatibile con il regime carcerario, e quindi ha capito che bisognava fare qualcosa. Perché se contrada muore si conferma che in Italia si fanno bellissimi funerali che fanno da contraltare a bruttissimi processi».