Contraddizioni e anomalie: il castello di accuse traballa

Massimo Malpica

RomaNel processo milanese contro Berlusconi, la colonna portante per l’accusa non può che essere Ruby. Ma le fondamenta della superteste sembrano essere fradice, prossime al collasso. Entrambe le accuse contestate a Silvio Berlusconi - concussione e prostituzione minorile - ritenute evidentemente fondate dal gip milanese Cristina Di Censo che ha disposto il rinvio a giudizio con rito immediato per il premier, orbitano intorno al nome di Karima el-Mahroug, alias Ruby Rubacuori. È per l’intervento fatto per «liberarla» dal fermo in questura che Berlusconi si ritrova imputato per concussione. Ed è con lei, ancora minorenne nella primavera del 2010, che Berlusconi avrebbe consumato i rapporti sessuali che sono alla base del secondo capo d’imputazione.
Da lei e dal suo ruolo nella vicenda delle presunte notti bollenti ad Arcore, dunque, la procura di Milano sembra proprio non poter prescindere. Eppure, la credibilità delle sue dichiarazioni è quantomeno singhiozzante. Ed è difficile impostare un processo su un teste che, almeno per buona parte di ciò che dice, non può essere considerato attendibile per gli errori, le contraddizioni e le versioni multiple messe nero su bianco sia nei faccia a faccia con gli inquirenti che nelle interviste e nelle intercettazioni. Non lo dicono i legali di Berlusconi. Non lo diciamo nemmeno noi. A rimarcare il punto, ieri, è il Corriere della Sera. Mettendo in luce le anomalie nella storia della ragazza, analizzando anche il doppio verbale del 3 agosto, quello che per Repubblica celava la «pistola fumante» contro il Cav. Tanto che il quotidiano di via Solferino ipotizza che si debba «fare il processo a Berlusconi sul “caso Ruby” ma senza più Ruby», o «almeno senza la Ruby da 1-x-2 della schedina», definita una «testimone capace sulla stessa circostanza, in due interrogatori dello stesso 3 agosto 2010, di dire una cosa nel primo e il suo contrario nel secondo». Secondo il Corriere, dell’inattendibilità di Ruby sarebbe pienamente consapevole anche la procura di Milano, tanto da voler «prendere con le molle i quattro fantasmagorici verbali estivi» di Ruby, per poi «estrarre dal magma» delle dichiarazioni «solo i dati di fatto confermabili da almeno un riscontro esterno».
Lavoro discutibile, e tra l’altro dagli esiti incerti. Perché Ruby (esempio ancora ripreso dal quotidiano milanese) «nega di aver fatto sesso con il premier», e «ai pm non afferma mai che lui glielo chiedeva, ma dice che “non mi era difficile capire” che lo volesse». Ma c’è di più. Ci sono gli ospiti eccellenti alle serate d’Arcore che in realtà sono un parto della fantasia della ragazza marocchina (come nel caso di George Clooney), per non dire della tripla versione che Karima fornisce sulla genesi della storia «nipote di Mubarak». Ai pm dice che l’idea è di Berlusconi stesso. Agli avvocati del premier che la sentono per le indagini difensive dice di aver raccontato lei la balla a Berlusconi. E quando va in tv, ospite di Signorini a Kalispera, dice di aver scoperto quella storia solo leggendola sui giornali. Poi c’è la questione non secondaria dell’età. Berlusconi sapeva che Ruby era minorenne? Secondo Repubblica, dall’interrogatorio emerge che sì, sapeva. Il Corriere invece ricorda come «quel verbale» non è «esattamente il colpo del ko». Perché nel primo interrogatorio del 3 agosto «la ragazza afferma di aver informato Berlusconi già nel marzo 2010». Ma nel secondo, stesso giorno, «Ruby rispose in un modo diverso, poco compatibile con la precedente versione, e cioè dicendo che al telefono Berlusconi la notte del 27 maggio in questura si era lamentato con lei del fatto che non gli avesse parlato prima della sua età». Versione, questa, confermata anche da Nicole Minetti e dalla brasiliana che ospitò Ruby.
Verità e falsità mischiate che la marocchina ha elargito non solo ai pm ma anche ad ambienti vicini a Berlusconi, come emerge da un’intercettazione nella quale la ragazza dice di aver spiegato a «imprecisati avvocati/emissari del premier» di aver dovuto ammettere «alcune verità compromettenti perché i pm» le avrebbero mostrato «foto schiaccianti». Foto che, come è noto, non esistono. In fondo, sul potenziale dirompente delle dichiarazioni di Ruby, qualche dubbio lo solleva pure Repubblica. Che ieri sottolineava come la «disponibilità» di Berlusconi a procurare i documenti alla ragazza, come da lei dichiarato ai pm, «non chiarisce» se il premier intendesse fornirle carte false per mostrarla come nipote di Mubarak o solo «il passaporto marocchino e magari la carta di soggiorno italiana». Dubbio non indifferente. D’altra parte, spiega Repubblica, «le indagini non hanno rintracciato tentativi di pressione del capo del governo sulla prefettura di Milano a favore» di Ruby. Fragile come ragazza, ma anche come teste chiave.