CONTRADDIZIONI NEL PALLONE

C’è un merito che dobbiamo assegnare alla sentenza letta ieri da Cesare Ruperto, sul far della sera. Da oggi il calcio italiano non sarà più lo stesso. Per fortuna, bisogna aggiungere. E non solo perché la Juventus è stata degradata sul campo, retrocessa in serie B, come sembrava equo persino al suo avvocato difensore. Le hanno strappato dal cuore e dalla bacheca due scudetti di fila e le hanno inflitto il carico supplementare di una penalizzazione super, meno 30 punti, due ceppi di cemento armato per chiunque. Anche per chi può schierare cinque campioni del mondo. Da oggi il calcio italiano non sarà più lo stesso perché è riuscito a liberarsi di arbitri infedeli, di dirigenti esperti nell’intrallazzo e di un grande puparo, il più abile di tutti, Luciano Moggi, che dai tempi del Napoli di Maradona trafficava con i fischietti e soffiava scudetti sotto il naso di Van Basten. Il merito va iscritto non certo all’arzillo ex presidente della Corte Costituzionale e che ha dato alle stampe una sentenza piena di contraddizioni e di pasticci (il calcolo sulla penalizzazione da infliggere al Milan) ma ai magistrati napoletani che hanno collezionato migliaia di telefonate, ricostruito molti illeciti, acceso la luce sui traffici dietro le designazioni, spogliatoi degli arbitri trasformati in camere di castigo per fischietti discoli o disobbedienti. Il processo penale, quando sarà celebrato, partorirà forse un topolino di pena. Ma nel frattempo la bonifica del calcio italiano è stata avviata.
Con la bonifica, il verdetto tremendo di ieri è riuscito a trascinarsi dietro una serie di ingiustizie strepitose. La prima segnala il trattamento di favore, di grande favore, riservato agli arbitri: cinque prosciolti, gli altri raggiunti da sanzioni morbide. È stato abilissimo Luigi Agnolin, nuovo commissario del settore, chiamato dal professor Guido Rossi, a gestire l’emergenza. Ha chiesto e ottenuto di limitare i fulmini sul proprio esercito per garantire un servizio adeguato nel prossimo campionato. Lasciato al suo destino il più indifendibile di tutti, Massimo De Santis, centrato con il massimo della pena. Chi ha voglia di fare pulizia non può accanirsi contro società, tesserati comuni, volti notissimi del potere calcistico esercitato negli anni, e invece risultare indulgente con chi ha il dovere di rispettare le regole e farle rispettare. Se un magistrato pecca e pecca nell’esercizio delle proprie funzioni è più riprovevole di un comune cittadino. Gli arbitri, nel calcio, sono come i magistrati: hanno un codice, devono applicarlo, farlo rispettare.
Le contraddizioni sono diventate ferocia nei confronti della Juventus. Per il Milan si possono chiamare in un solo modo: accanimento. Accerchiato da tutti gli altri indagati, circondato prima dai giornali della real casa torinese e poi messo alla berlina per una telefonata della durata di 1 minuto e 48 secondi, il club di Silvio Berlusconi ha ricevuto il massimo del castigo possibile per il minimo del coinvolgimento provato (a Galliani si rimprovera l’articolo 1, comportamento sleale). Molti simpatizzanti del Berlusconi politico hanno gioito, ieri sera. E non per la serie A conservata. Ma perché dodici anni dopo il famoso avviso di Napoli, Francesco Saverio Borrelli non è riuscito ad averla vinta.