Il contrappasso dell’Idv: nel partito della moralità la camorra sembra di casa

Nello Di Nardo, senatore Idv e, quando Tonino era ministro, segretario di Di Pietro alle Infrastrutture, è stato indagato dai pm della Dda partenopea titolari dell’inchiesta sui presunti appalti pilotati a Napoli. E l’Idv campano si scopre non proprio al di sopra di ogni sospetto. Per il coinvolgimento nell’indagine dell’uomo di fiducia di Di Pietro. E perché nella rete dell’ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise, Mario Mautone, secondo gli inquirenti partenopei, il network dei rappresentanti dell’Idv aveva un ruolo di rilievo. Se Di Nardo caldeggiava per telefono al funzionario un intervento per alcuni amici di Cristiano, altri esponenti nazionali chiacchieravano con l’ex provveditore di favori e richieste. E consiglieri regionali dell’Idv come Francesco Manzi emergono dagli atti mentre premono, tramite Mautone, sul senatore Nello Formisano per un finanziamento. Poi ecco i sospetti di legami con i clan del capogruppo in regione ed ex presidente della commissione Bilancio Nicola Marrazzo, sollevati dal compagno di partito Francesco Barbato. Uno, Barbato, che ha puntato il dito anche contro Cosimo Silvestro, consigliere regionale Idv, il cui assistente avrebbe portato in giro in auto blu, con la paletta e il badge da consigliere di Silvestro, due affiliati a un clan camorristico di Pomigliano d’Arco. Tanto che Di Pietro avrebbe allontanato Silvestro dall’oggi al domani. A fine dicembre però Tonino e il consigliere si sono fatti vedere insieme per le strade di Napoli. «Formisano l’ha reinserito nel partito», ha detto Barbato al Corriere. «Non fa più parte dell’Idv», insisteva il coordinatore cittadino Enzo Ruggiero. Alla faccia della chiarezza. E ad accostare ancora il partito dei Valori alla criminalità organizzata, anche il parlamentare Americo Porfidia, sindaco di Recale, indagato per mafia, allontanato dal partito solo dopo che la notizia è divenuta pubblica.
Tutti elementi che disegnano un quadro generale dalle tinte fosche e dalle molte sfumature di grigio, un’immagine lontana dal partito «ideale» - quello nemmeno sfiorato da ambiguità e da contiguità di sorta con l’illegalità - che l’ex pm immaginava e propagandava in Campania, attaccando ad alzo zero le giunte Iervolino e Bassolino e proponendo l’Idv come alternativa.
Ora qualcosa è cambiato. La questione morale, da terreno su cui attaccare il Pd allargando il consenso a sinistra, per Di Pietro è divenuta questione interna. Lo stesso invito di Tonino rivolto ieri agli «ex colleghi» perché indaghino a tutto tondo ne è una conferma: «Non vogliamo che ci sia alcuna riserva nei confronti di parenti, figli compresi, ed esponenti del partito». Così, nonostante malumori e divisioni interne all’Idv locale, tra chi reclama pulizia con i vertici nazionali e chi anche se chiacchierato, indagato, collegato a personaggi vicini alla camorra, non vuol mollare poltrone e incarichi, alla fine il repulisti l’ha avviato la procura. Nessuna decisione è stata partorita nell’incontro in un albergo napoletano tra l’ufficio di presidenza dell’Idv e i notabili locali. C’era Di Pietro, arrivato sorridente e poi filato via dal garage diretto alla procura. C’era il capogruppo alla Camera Massimo Donadi. C’era la tesoriera Silvana Mura e c’era Nello Formisano.
Ma tra i rappresentanti locali hanno risposto presente anche Nicola Marrazzo e Cosimo Silvestro. Il primo ha negato che il suo nome sia in un’informativa dei carabinieri sulle infiltrazioni della camorra nel comune di Casandrino. Il secondo ha preso tranquillamente parte al vertice, confermando di essere ancora nelle file del partito di Di Pietro. Lui, il leader, preso dall’appuntamento con i magistrati napoletani, in attesa di incassare l’iscrizione nel registro degli indagati per Cristiano e Di Nardo, ha lasciato l’hotel senza rilasciare commenti. Donadi ha detto che sono state fatte verifiche. L’esito? Su Silvestro non ci sarebbero elementi sufficienti per tenerlo fuori dal partito. E Marrazzo? Avrebbe detto che nel provvedimento di scioglimento per camorra del comune di Casandrino il suo nome non c’è. «Verificheremo», replicano i vertici nazionali lasciando la riunione. Per farlo, basterà prendere la Gazzetta ufficiale del 2 agosto 1991. Lì è riportato il provvedimento di scioglimento del comune campano, ed è citata la relazione dei carabinieri. Che, insieme a quello di una manciata di altri consiglieri, fa il nome di Nicola Marrazzo.